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La più dura, la più bella
di Marcello Riccobaldi, 02/12/2017

Marcello si appresta a tagliare il traguardo della Maratona a piazza Duomo

Marcello si appresta a tagliare il traguardo della Maratona a piazza Duomo

Ci sono gare che sono più di semplici competizioni. Per le aspettative che nutriamo verso di esse, ma anche per come poi esse ci cambiano.
Mi sono presentato sulla linea di partenza della 34ª edizione della Maratona di Firenze così carico di attese, speranze e paure come non mi era mai capitato in tanti anni di gare.
Il prologo a questa avventura risale a … due anni fa! 2015, Maratona di Venezia: preparazione inadeguata, vari problemi e la decisione di ritirarmi a metà gara. Poi la svolta nella mia “carriera” di podista, la scelta di affidarmi alla saggia guida di un tecnico preparato, il grande Fulvio di Benedetto, la scoperta della pista e di un modo, per me nuovo, di intendere la corsa, meno quantitativo ma più qualitativo.
Dopo un paio di anni di gare più brevi decido di ritentare la sorte nella distanza di Filippide, e così eccomi qua a Firenze sotto un cielo plumbeo, con il cuore in tumulto.
Insieme ad altri 10000 atleti infreddoliti e stipati nella griglia di partenza, cerco di trovare la giusta concentrazione. Sarà una battaglia! Intravedo l’intrepida Germana Bartolucci, la chiamo, lei è grintosa e amabile come sempre. Ci salutiamo. La tensione è alle stelle.

Finalmente si parte!
Tempo pochi minuti comincia a piovere. Il mio obiettivo, oltre a terminare la gara, è chiuderla sotto le 3 ore e 14’, mio PB ottenuto a Roma due anni e mezzo fa.
Al km 5 sono già zuppo. Sono in compagnia di due atleti, ci parliamo, il patto è stretto. Intanto siamo entrati nel Parco delle Cascine, cade pure un po’ di grandine, ma la temperatura è tollerabile.
Superiamo anche il 10 km, la pioggia ora è più lieve, le gambe girano bene – Sei invincibile!
Al km 15 incrociamo i maratoneti che vengono in senso contrario, scorgo una canottiera arancione è quella di Antonella Laudazi, sorridente e pimpante. È alla sua prima maratona. Ci diamo il cinque – Forza!
Lasciate le Cascine e attraversato l’Arno, percorriamo Ponte Vecchio, luogo simbolo di Firenze; la pioggia, che per un po’ si era placata, ricomincia a cadere abbondante.
Anche l’arco della mezza è ormai alle spalle, dal pubblico mi arriva l’incoraggiamento di Sergey Kovbasyuk, venuto a Firenze per sostenere me ed altri suoi amici. Oltre al suo, avrò l’incitamento di Tommaso Corsi, Raffaele Buonfiglio ed Enrico Zuccarino. Grazie ragazzi, il vostro tifo mi ha dato forza!

Al km 25 alla pioggia si aggiungono raffiche di vento glaciale. Ho paura, temo una congestione da freddo che significherebbe fine della maratona e mesi di allenamento buttati via, possibilità che neanche voglio prendere in considerazione – Coraggio!
Al km 30 la pioggia è ormai diventata un temporale. Il gelo aumenta. Ho perso la sensibilità ai piedi e alle mani. Prendere il gel dai pantaloncini è un’impresa. Non riesco a parlare, la bocca è intorpidita – Stringi i denti, DEVI farcela!
Arriviamo al fatidico km 35, le scarpe “quelle leggere da gara”, sono piene d’acqua, pesano come due mattoni. Ormai non evito neanche più le pozzanghere, seguo semplicemente la traiettoria più breve. Ho la sensazione di correre con una lastra di ghiaccio sullo stomaco.
Intorno al km 37 quando siamo ormai tornati nel centro di Firenze, sento arrivare, implacabile e spietata la crisi. Perdo metri dai miei compagni, prendo l’ultimo gel e mi rifaccio sotto – Non perderli di vista!
Il percorso non aiuta. Curve e controcurve nei vicoli del centro. Ormai solo, passo il km 39, il lastricato in pietra è viscido per la pioggia – Attento a non scivolare!

Arrivo al km 40, penso che mancano solo 5 giri di pista, un nulla e avrò compiuta la mia impresa – Daje! Rilancio l’andatura, supero un atleta, sulla sua canottiera scritte in Spagnolo. “Vamos!” grido, lui mi risponde qualcosa e si accoda. Poi mi supera nuovamente. Io non cedo un millimetro. Ancora curve e controcurve – Ma quanto manca al traguardo? Finalmente si svolta in piazza del Duomo, ecco l’arco finale!
Tappeto blu a terra, ultimo sprint, le braccia si alzano da sole, ce l’ho fatta! 3:07’49” il mio tempo finale. VITTORIA! Accanto a me c’è lo Spagnolo, gli do pacca sulla spalla, si gira, è stravolto, mi abbraccia. Alla pioggia si mescola qualche lacrima. Ma è una maratona, e succede anche di questo.
Mi sento inebetito... qualcuno mi leva il chip e mi mette una medaglia al collo, riesco solo a pensare – è fatta! Ci sei riuscito!
Poi comincio a tremare come non mi era mai successo. Incontro Giuseppe dell'Olio, gentiluomo e fuoriclasse, anche lui intirizzito. Parliamo. Ha avuto problemi. Si rifarà. È un campione.
Questa è stata la mia Maratona di Firenze, la gara più dura ed affascinante a cui abbia mai preso parte.

Chiudo con un ringraziamento di cuore a tutti! Al mio allenatore, ai miei amici in Podistica, tra cui, senza voler togliere nulla agli altri, voglio ricordare Gianluca Spinosa, mio compagno di allenamento e capitano sul campo, e Raffaele Pirretto incarnazione esemplare dello spirito orange; un grazie sincero ovviamente anche a Pino Coccia e a tutto il CD, senza il lavoro dei quali la Podistica non sarebbe la realtà che ben conosciamo.
Alé Podistica!


Il nostro Marcello Riccobaldi percorre il Lungarno sotto il temporale

Il nostro Marcello Riccobaldi percorre il Lungarno sotto il temporale

Gara: Maratona di Firenze (26/11/2017)

SCHEDA GARA



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