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La mia prima maratona.
di Giovanni Golvelli, 20/12/2006

Sconsigliato da Rossini, ho accantonato l’idea di partecipare alla Maratona di Latina o di Ostia. Massimiliano mi ha, infatti, spiegato che la maratona non è un tipo di competizione da improvvisare, ma va preparata molto tempo prima. Ormai rassegnato mi sono iscritto per i 18 km di Ostia e martedì mattina sono uscito per fare i miei soliti 10 km. La giornata era stupenda ed invogliava a continuare a correre, con il risultato che sono rientrato in casa dopo aver fatto ben 20 km di allenamento. La voglia di cimentarmi nella gara sulla lunga distanza era ritornata forte in me, ma mancavano solo 5 giorni alla gara. Sono, quindi, uscito anche di pomeriggio per fare ulteriori 10 km.

La mattina successiva ho telefonato al nostro caro Presidente per dirgli della mia intenzione di gareggiare nei 42 km e non più nei 18 km. Anche lui, come Massimiliano, mi ha sconsigliato di farlo. Vista la mia insistenza, mi ha alla fine accontentato, non
prima però di avermi dati alcuni saggi consigli, uno su tutti quello di bere ad ogni punto di ristoro. Ormai era fatta e nulla mi impediva di togliermi la curiosità di vedere come avrei reagito ad uno sforzo così lungo. A quel punto era diventata una sfida con me stesso.

Durante i tre interminabili giorni della vigilia mi sono sentito invaso da una forte emozione e, come un bambino, non vedevo l’ora che arrivasse la domenica mattina per poter dare sfogo al mio “sogno”. Nel provare queste sensazioni la mia mente è ritornata indietro nel tempo a quando, molti anni prima, nel praticare ciclocross, ad ogni vigilia di gara provavo le stesse sensazioni.

La domenica mattina, dopo aver trascorso una notte quasi insonne, ho fatto la mia solita ricca colazione a base di tanto latte, orzo, miele, crostata (rigorosamente fatta dal sottoscritto) e sono partito per Ostia. Pensando di avere una crisi di fame durante la gara o cali di zucchero, mi sono preoccupato di portare con me il marsupio all’interno del quale ho messo un barattolino di miele, un cucchiaino, 5 fette di crostata ed una banana, il tutto naturalmente riportato all’arrivo senza essere stato consumato.

Subito dopo la partenza, ho notato delle enormi diversità tra la maratona e le altre corse. I concorrenti discutevano tranquillamente tra di loro e rispondevano al saluto e all’incitamento del pubblico, numeroso lungo tutto il percorso. Non si è avvertito lo stress delle corse a breve distanza e tutto ciò è stato molto rilassante grazie anche al paesaggio circostante. Basti pensare al suggestivo porticciolo e al bellissimo lungomare, dove delle alte onde facevano da cornice al nostro passaggio. Per non parlare poi di quando abbiamo lasciato la sponda del Tevere e siamo entrati nel sito archeologico di Ostia Antica.

Roba da rimanere senza fiato e non per la fatica della corsa, ma per la bellezza del paesaggio che ti faceva tornare indietro all’epoca dei fasti dell’antica Roma. A riportarci alla realtà è stato lo strombazzare dei clacson che all’uscita del cancello degli scavi ci ha accolto non per incitarci, ma per protestare contro i disagi che il nostro passaggio ha provocato alla circolazione. Alcuni automobilisti hanno addirittura discusso con i vigili urbani. Al tredicesimo km è avvenuta la divisione: i 18 km a destra e i 42 km a sinistra. Siccome la mia voglia di fare la lunga distanza era tanta, per paura di sbagliare direzione, ho chiesto conferma ad un compagno di squadra che in quel momento mi affiancava. Mi sono sentito veramente bene e ho fatto tutta la corsa in rimonta, dopo essere partito dalle retrovie. Ho seguito i consigli di Pino e ho bevuto abbondantemente ad ogni punto di ristoro e tutto è andato per il verso giusto.

Ho avuto qualche momento di smarrimento dopo il ventesimo km quando, finito di recuperare concorrenti, su un tratto di rettilineo della Cristoforo Colombo, non ho più visto nessuno davanti. Ciò mi ha provocato un certo disagio scomparso all’altezza della rotonda di Ostia quando, nello svoltare a sinistra per Castel Porziano, ho intravisto un gruppetto di una decina di concorrenti, regolarmente raggiunti e superati.

Tutto sembrava andare per il meglio, tanto che ho pensato che il bravo Massimiliano mi aveva prospettato una situazione di gran lunga peggiore di quella reale, ma non era così e l’ho capito sulla mia pelle. Verso il trentacinquesimo km ho cominciato ad avvertire una certa legnosità alle gambe e ho cominciato a correre in modo un po’ anomalo, ma mi sono tranquillizzato vedendo che anche gli altri correvano quasi alla stessa maniera.

E’ stato un generale movimento inusuale di anche e spalle e, più che maratoneti, sembravamo dei marciatori in corsa. Il colpo di grazia è arrivato sul Ponte del Canale dei Pescatori, al trentottesimo km, quando entrambi gli arti inferiori sono stati colpiti da una sorta di scariche elettriche che mi hanno impedito di continuare regolarmente la corsa. Una sensazione stranissima, poiché mi sentivo veramente bene sia nel fiato che nella forza fisica, ma le gambe non ne volevano più sapere di andare avanti. Anche altri concorrenti hanno vissuto le mie stesse difficoltà. Per non parlare poi dell’ultimo km, che è sembrato interminabile, ma alla fine è apparso il tanto sospirato ingresso allo stadio con il relativo traguardo. Anche se lo speacher erroneamente mi ha trasformato da Giovanni a Stefano, la gioia (esteriormente ben contenuta) è stata nell’interno incontenibile, superiore anche alle tante vittorie che in un lontano passato ho ottenuto con il ciclocross.

Ciò, forse, è dovuto al fatto che, andando avanti negli anni, si gustano fino in fondo certe sensazioni. Nonostante le grandi difficoltà avute nel finale, non sono stato nella pelle anche nel riscontro cronometrico, che mi ha assegnato un tempo di 4 ore, 3 minuti e 51 secondi. Il mio solo rammarico è stato non essere riuscito a scendere sotto le 4 ore, ma spero, con l’aiuto di Dio, di riuscire nell’impresa nella prossima Maratona.


Gara: Maratona di Ostia (17/12/2006)

SCHEDA GARA