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Il mio Passatore
di Alessio Di Giacomo, 31/05/2018

Mi ci sono voluti un paio di giorni per riuscire a focalizzare le emozioni che ancora mi attanagliano dentro. Continuano ad essere confusi i ricordi, le immagini, le sensazioni. Vedere se stessi combattere contro le paure e i dolori che solo fino al giorno prima della gara ti riempivano le giornate.
Un ginocchio operato al crociato con successiva condropatia rotulea e l’altro infiammato per carico eccessivo, alimentano le paure di non riuscire a portarla a termine. Uno stop totale dalla corsa che si è protratto per 3 settimane, cercando di compensare con esercizi per il core e nuotatine in piscina.
Il giorno prima della gara l’ultimo check dal fisioterapista, il mitico Corrado, che con fare amichevole, viste le condizioni delle ginocchia, ti “sconsiglia vivamente” di fare la gara che stai sognando da una vita (preparata non come avresti voluto e dovuto fare dal punto di vista dell’allenamento ma focalizzata 1000 volte nella tua testa). Alla fine rimango cosciente del fatto che tanto, lo sappiamo tutti, non esiste un runner che alla partenza di una gara arriva dicendo agli altri “oggi sono in ottima forma, non ho nessun dolore”.

Si parte così, nel primo pomeriggio di Venerdì 25, carico di ansie, con la mia famigliola al seguito e i suoceri accompagnatori. Destinazione Firenze.
Arrivati in serata nella città di Dante, le paure si perdono lentamente durante la passeggiata per le strade e i vicoli di una città che, pur avendola visitata parecchie volte, suscita in me sempre un fascino particolare. Piazza Duomo, Ponte Vecchio, Uffizi e Lungarno mi accompagnano verso la notte per il meritato riposo.
Sabato è arrivato… il gran giorno è arrivato… sveglia, controllo del kit da runner: calzini, pantaloncini, sali, cappellino, Garmin… sì, c’è tutto… compresa la mitica canotta ORANGE (PODISTICA SOLIDARIETA’).
Siamo pronti, andiamo a fare la fila per ritirare il pacco gara con il pettorale… 1221, un numero che rimarrà impresso nella mia memoria per sempre.
Ritiro pacco gara davanti a Santa Maria Novella, a 600 metri da piazza Duomo dove sarà la partenza. Tenendo conto che il B&B si trovava nei pressi di piazza Duomo, il primo pensiero che sale in testa è: “azz, non solo devo fare 100 km, ma a quelli devo aggiungere 1 km e 200 metri per ritirare il pettorale e recarmi al punto di partenza”.
Ore 11.00 pranziamo con un bel carico di carboidrati, ma di quelli buoni: PIZZA BIANCA.
Ore 13.00 tutto pronto.
Trovo un punto d’ombra, levo le scarpe, i calzini e aspetto la partenza in modalità stand-by. Tutto questo fino a quando Eleonora, la mia principessina di 3 anni non decide di voler giocare al “VOLA VOLA” impegnandomi in una serie di squat impovvisati e sostituendosi ad un kattlebell da 13 kg. Finite le serie, si bacia la moglie, si saluta la pupa e si entra in griglia.

Temperatura oltre i 30 gradi, si sentono tutti e di ombra neanche a parlarne. Il tempo di accorgersi di essere zuppi di sudore che ecco lo sparo… inizia ufficialmente la 46ª edizione del PASSATORE. Adrenalina a gogo, tensione alle stelle, ci si avvia per le strade di Firenze scortati dalle urla di parenti e turisti.
La salita inizia subito e il caldo asfissiante si fa sentire; le gambe però rispondono bene… eh certo, siamo solo all’inizio (SAN DOMENICO). Alternando corsa e camminata veloce superiamo Fiesole e Olmo con obiettivo Vetta le Croci, il punto più alto di questo inizio gara. E finalmente raggiunta la vetta, al 16 km, inizia la discesa e anche la corsa.
Superiamo i ristori bevendo acqua e sali ad ognuno di essi e correndo arriviamo al primo dei traguardi intermedi: BORGO SAN LORENZO. Occhiata al Garmin, e siamo sotto le 3 ore e 40. La gente ci acclama festante e la loro energia ci rianima più del ristoro. Passaggio su tappeto, foto di rito, scorta di banane e via.
Ed ora inizia il calvario… leggendo i commenti di chi aveva già affrontato il Passatore, lo associava sempre ad un VIAGGIO. Io invece a questo punto ho iniziato a nominarlo IL MARTIRIO.
E’ qui che inizio ad arrancare. Mi si affianca un ragazzo, stanco anche lui. Ha già fatto il Passatore. Mi dice di aver partecipato all’ultima NOVE COLLI (per chi non dovesse conoscerla è una gara tostissima di “soli” 202 km). Ed è proprio questo che mi dà forza: lui ha fatto 202 km ed io mi lamento per neanche 35? nooooo.
Comunque continua la salita infinita, interminabile, ripida, afosa ma con scorci spettacolari che ci porta al secondo traguardo, famoso con il nome di COLLA (Colla di CESAGLIA). Stiamo sotto le 6 ore e 15.
Ristoro, procedo ad un cambio completo, indosso un giubotto antivento (inutile appena messo in quanto il caldo si faceva sentire ancora, ma decisamente la scelta azzeccata andando incontro alla notte), luce frontale e catarifrangenti dovunque.

Si corre, anche bene in certi tratti, forse troppo bene. Bisogna contenere le discese e, i quadricipiti e le ginocchia lavorano il doppio nel tentativo di frenarti. Fino ad ora le forze sono state gestite e la voglia di correre è tanta, ma mancano ancora 50 km alla fine della gara e a detta di chi ha già fatto il Passatore, la gara inizia a MARRADI. E allora puntiamo a sto Marradi.
Questa secondo me è la parte più bella della gara. Strade piene di lucine dei runner e degli accompagnatori in bici. Attimi di silenzio assoluto si alternano a momenti di festa con balli e canti. E le lucciole, non le signorine di facili costumi, ma quegli insettini affascinanti che nel buio più totale ti fanno compagnia.
Così, correndo, raggiugiamo MARRADI. Stiamo sotto le 8 ore e 25.
Da qui partono i calcoli matematici nel cervello che cozzano con quelli delle gambe: “se mantengo questa media, arrivo entro le 13 ore come avevo sognato prima di partire, se accelero faccio 12 ore e 59 minuti, se forzo troppo non arrivo proprio. E se prendo una storta? Ma che dici, contengo? Ma io sta gara non la farò mai più. Vabbè è la prima, faro sicuramente il mio Personal Best
Inizio a ragionare che manca meno di una maratona, poco più di una mezza. E la corsa diventa una serie di micro obiettivi da 5 km, da ristoro a ristoro: “al prossimo mi mangio una fetta di piadina e prosciutto, a quello dopo bevo il brodo con pane (ottimo il brodo ve lo consiglio)”, e così via…

Nel bel mezzo del delirio da prestazione, ci troviamo a BRISIGHELLA, altra tappa fondamentale del PASSATORE. Per me BRISIGHELLA ha sempre coinciso con il seguente pensiero: “Se dovessi arrivare a BRISIGHELLA, che sta al km 88, gli altri 12 pure con i gomiti me li faccio pur di prendere la medaglia”.
Intanto occhiata rapida al cellulare, arrivano messaggi da tutta la famiglia e dagli amici. Ti comunicano che non andranno a dormire fino a quando non arrivi. Mi sa che andranno a letto tardi stanotte!
Si continua fino al 90° km , quello dedicato all’AIUTO DA CASA. Gli accordi pre - partenza con mia moglie erano di chiamarla al 90 in modo che avesse avuto tutto il tempo per prepararsi, e così ho fatto. Prendo il cellulare, segna le 2.50. Chiamo mia moglie, cellulare spento. Fortunatamente era acceso quello del suocero, accompagnatore, che ancora assonnato mi assicura che provvederà ad organizzare il comitato di accoglienza a FAENZA.
Ormai è fatta, focalizzo l’obiettivo ma sti ultimi km sono interminabili. Mi affianco ad un ragazzo, è il suo secondo Passatore, è di Faenza e mi dà delle dritte sul percorso mancante: “lì ci sta un ristorante, dopo quello il cimitero, dopo ancora la piazza, e via fino all’arrivo”. Ci diamo forza a vicenda, lui è felice: finendo il Passatore otterrà il piatto del trittico della Romagna (MARATONA DEL LAMONE, 50 KM di ROMAGNA, 100 KM DEL PASSATORE), ma allo stesso tempo è malinconico: tra qualche ora avrebbe dovuto correre in memoria di un ragazzo del posto, morto di SLA, che sarebbe dovuto essere presente alla manifestazione.

Ormai mancano 5 km, lo saluto, vedo che ho gambe e fiato ed entro in modalità FORREST GUMP: inizio a correre, senza limiti, senza freni, vedo solo una medaglia ormai. Arrivo alla rotonda, leggo scritto FAENZA dovunque e i pochi reduci per strada contiuano ad incitarci. Vedo le luci, vedo i gonfiabili, la piazza illuminatissima, il tappeto... il display. Lo vorrei abbracciare, baciare, stringere a me e salto come a cercare di stopparlo.
Il tempo dirà 13h03m53s (ma noi runners, che facciamo finta di non interessarci al tempo, leggiamo subito il Real Time: 13h01m39s). Partito da Firenze alle 15, arrivato a Faenza alle 4.
All’arrivo mia moglie, felice per me, che mi ha seguito in questa pazzia e che devo ringraziare per tutto: per assecondare questa passione, per aver organizzato gli spostamenti, la logistica e per tutto il tempo che mi lascia a disposizione per potermi allenare.
Presente in piazza anche mio suocero, emozionato quanto me (la suocera in albergo con la principessina che dormiva) e vicini con il cuore tutti i miei amici/parenti in modalità tifo online.
Grazie per le belle parole di Mamma e Papà. Il sostegno ricevuto dai gruppi Whatsapp “Duathlon”, “Famiglia”, “Amore Familiare”, “ALE ELE” , dal compagno di corse MONTANO, collega della Podistica Solidarietà e del lavoro, e da tutti quelli che ho sicuramemte dimenticato di menzionare, è stato fondamentale.
Ci rivedremo Passatore? Per adesso non so. Sicuramente so che le emozioni provate mi rimarranno nella mente per sempre.


Gara: 100 Km del Passatore (26/05/2018)

SCHEDA GARA



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