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Una mezza a passo del gambero
di Antonio Marino, 12/03/2019

Per molti podisti la Roma Ostia rappresenta un appuntamento al quale difficilmente rinunciare. Per noi "romani", veri e di adozione, probabilmente ciò è dovuto soprattutto al fatto che si gioca in casa, ma il massiccio numero di atleti presenti (oltre 10mila in questa ultima edizione), molti dei quali provenienti dal resto dello stivale e addirittura dall'estero, ci dimostra come evidentemente ci sia ben altro dietro al successo di questa manifestazione. Infatti, al netto della meticolosa e perfetta organizzazione dello staff di Luciano Duchi, presidente dei Bancari Romani ed ideatore della manifestazione, il percorso della gara che conduce gli atleti da Roma verso Ostia, idealmente li allontana dalla routine quotidiana rappresentata dal "caos" della città per spingerli verso il mare con il suo senso di pace e libertà.
Dopo parecchi anni di "latitanza", dovuta principalmente alla partecipazione a gare di altro genere, in special modo trail ed ultratrail, la scorsa estate avevo programmato per questo 2019 di ritornare alla Roma-Ostia e magari provare a migliorare il mio P.B. sulla mezza maratona che nel mentre si era parecchio impolverato. La preparazione della maratona di Firenze, a cui ho partecipato alla fine di novembre, rappresentava un ottimo punto di partenza per cercare di ottenere un risultato di rilievo. Pertanto, con ritrovato entusiasmo, dopo una settimana di meritato riposo, iniziavo il programma di allenamenti ideato dall'amico Andrea Rossi. Ma fin da subito, il percorso intrapreso veniva interrotto da vari infortuni e malanni, di cui non vi sto a raccontare per non annoiarvi, i quali mi costringevano ad uno stop prolungato di oltre un mese e mezzo. È inutile girarci intorno... una delusione enorme: rinunciare alla gara a cui tanto anelavo? Beh in un primo momento è stato quello a cui ho pensato ma poi, riflettendo con molta calma, ho deciso che avrei fatto di tutto per correrla anche se il riscontro cronometrico non sarebbe stato dei migliori. D'altronde l'importante è esserci, condividere le proprie sensazioni con gli amici e i compagni di squadra, la fatica delle salite e la gioia del traguardo, le emozioni di un percorso condiviso da tutti, dai top runners ai camminatori: questa è l'essenza della corsa.

Cosciente dei miei limiti attuali e pertanto abbastanza sereno e spensierato, pertanto domenica mattina di buon ora mi presento sul luogo dell'appuntamento degli orange. Trovo incredibilmente posteggio a pochi metri dai bus che ci riporteranno a Roma al termine della gara e quindi non mi resta che raggiungere gli amici già presenti sul posto. Trovo il Presidentissimo Pino Coccia e il buon Maurizio Ragozzino già in piena attività nonostante la presenza orange sia ancora piuttosto bassa. Mi avvicino quindi al bus B, ribattezzato per l'occasione "bus dei lenti", e in qualità di coordinatore e responsabile del bus (quale onore) affianco il buon Danilo Bruzzesi che sta già prendendo nota e spuntando i pochi arrivati. Con il trascorrere dei minuti Piazzale dell'Umanesimo inizia a colorarsi di orange; chiacchiere, abbracci, risate, ansie, aspettative e tanto altro: attimi immortalati dal buon Claudio Ubaldini, per l'occasione fotografo d'eccezione.
Alle 8 in punto ci si inizia a muovere in direzione del Palalottomatica, dove come da tradizione ci si riunisce per la foto di rito. Tantissimi cuori che battono all'unisono riuniti in un solo colore: l'orange! Siamo talmente tanti che il buon Gianfranco Bartolini mi confiderà che per immortalarci con una buona risoluzione sarebbe stato necessario avere un obiettivo particolare da utilizzare solo per noi!!!
I consigli e le raccomandazioni del Presidente precedono il tradizionale urlo del popolo orange: per la Podistica Hip Hip Urrà!!! Un boato che suscita l'ammirazione di tanti runners presenti. Concluso questo momento di condivisione, in pochi attimi ognuno di noi si allontana per concentrarsi sulla gara che da lì a poco avrà luogo, portando con se un pezzettino di quel colore che ci rappresenta.
È ancora troppo presto per entrare in griglia e quindi dopo aver fatto un selfie propiziatorio e benaugurante con la mia amica Lorella Padovani ed aver salutato un po' di runners tra cui Aldo Strinati, Francesca Lento e la compaesana Ornella Rodilos, decido di scaldarmi un pò. Per chi come me non giunge all'appuntamento clou nelle migliori condizioni, iniziare a correre già un'ora prima della gara vuol dire solamente sprecare energie per cui mi limito a qualche metro di jogging intervallato da esercizi di stretching dinamico e a qualche saltello. Improvvisamente si alza un vento freddo e cade qualche impercettibile goccia di pioggia; spero tra me e me che il tempo regga e che nonostante il cielo sia molto coperto possa arrivare sul traguardo asciutto.
Alle 8:40 in punto entro nella mia griglia di appartenenza, quella verde, meritatamente guadagnata oltre un anno prima grazie ad una discreta prestazione alla Panoramica Halfmarathon, ma che non mi si addice per nulla alla mia condizione attuale. Mi ritrovo nelle prime posizioni e cerco di concentrarmi in attesa dello start. Trascorro questi interminabili minuti in compagnia di Maurizio Brescia, Lucia Tomasiello e del grandissimo Giancarlo Di Bella che con i suoi "vivaci" racconti ci distrae dal clima di attesa.
Sono oramai le 9:22, la prima onda è già andata da un pezzo... adesso tocca a noi. Ludovico Nerli Ballati, storico speaker della manifestazione, ha iniziato il countdown, si parte!!!

La prima parte della gara è un invito a correre a perdifiato, la discesa iniziale infatti mi ingolosisce alquanto ma so benissimo che se oso troppo in questi primi chilometri il traguardo non lo riesco nemmeno a vedere con il binocolo!!! Quindi dopo un primo breve tratto lanciato cerco di regolarmi mantenendo un passo il più possibile costante.
Se ti riesci a contenere partire davanti ha i suoi vantaggi: il primo è quello di avere strada libera e quindi evitare di avventurarti in improponibili e pericolose traiettorie a zigzag; il secondo invece è di incontrare tanti runners che solitamente ti partono e ti arrivano davanti senza alcuna possibilità di scambiare un gesto di saluto ed incitamento. Così per i primi 6/7 km di gara non ho potuto far altro che ammirare i tantissimi runner che mi sorpassavano. Chiariamo subito: a me non piace essere sorpassato e solitamente cerco in tutti i modi di render la pariglia, ma in questa occasione il mio obiettivo è chiudere dignitosamente la gara e soprattutto raggiungere il mare e conquistare la medaglia. Mio figlio Fabio mi dice sempre "Papà, l'importante non è vincere ma raggiungere il traguardo e prendere la medaglia".
In questi primi tratti di gara ho l'occasione di vedere tanti amici orange e con tutti, ripeto tutti, ho modo di scambiare un saluto, un cinque, una pacca di incoraggiamento (Raffaè aspettavo anche te). Dai lati della strada arriva il tifo sentito della gente che, incurante del freddo, si è appostata di buon ora per assistere al nostro passaggio. Anche qui la presenza orange si distingue in modo particolare: lungo la Colombo scorgo dapprima il buon Sandro D'Alessandro che ci immortala con al sua macchina fotografica e subito dopo Marcella Cardarelli, trasformatasi in questa occasione in una scatenata supporter. Ad un certo punto mentre ancora decine e decine di runners (forse anche centinaia) continuano a superarmi scorgo una bambina con un cartello in mano con su disegnato un cuore rosso che corre e la scritta "Alè Podistica". Per un attimo mi sento sollevato dalla fatica della corsa e penso a quanto tutto sommato noi runners siamo fortunati a poter assistere a questo volto genuino e sincero del tifo.
Superato il 9° km la strada inizia ad impennarsi: io mi riprometto di mantenere un passo fattibile senza strafare in attesa della temutissima salita del Presidente che porta gli atleti al camping, giro di boa "ideale" della gara. La fatica si fa sentire, abbasso lo sguardo per evitare di vedere quanto manca alla fine della salita e non far caso a chi ancora mi supera con facilità. Mentre mi avvicino alla fine della salita sento alcuni atleti incoraggiarsi fra loro "Dai che siamo al camping, ora è tutta discesa". "Cosa???" penso fra me e me. Ecco, è passato talmente tanto tempo dalla mia ultima Roma-Ostia che ho completamente dimenticato tutti i riferimenti. In men che non si dica la famigerata “Heart break Hill” è ormai alle spalle.

Accompagnato da una sensazione di stupore ed incredulità, mi sento sollevato a tal punto da esser pervaso da una nuova energia, d'altronde adesso è l'ora della discesa. Mi lascio andare e cerco di aumentare un po' la mia andatura. Così per un paio di chilometri smetto di fare il gambero e risorpasso tanti atleti che mi avevano sfilato in precedenza.
Terminata la discesa aggancio un gruppetto di runners che procede con costanza e decisione verso il mare e cerco di seguire il loro passo. Uno di loro legge sulla mia canotta il mio soprannome e mi chiede "Ma sei il Corsaro perché corri vè?"... avrei voglia di raccontargli la "genesi" di quell'appellativo ma preferisco riservare il poco fiato che mi rimane e esclamo un semplice "Eccerto!!!"
Lungo la Colombo, in corrispondenza dei vari incroci, il supporto della gente non viene mai a mancare, e i "give me five" scambiati mi ricaricano di energia. L'energia esplosiva che mi trasmette anche la nostra Roberta Ricci in compagnia di Alessandro Libranti che soffia senza tregua una folcloristica quanto rumorosa trombetta. È veramente bello poter contare sul tifo senza eguali degli orange.
Raggiungo il 17° km e l'abbrivio della discesa e del tifo inizia a scemare; la crisi adesso è veramente dietro l'angolo ma manca poco e bisogna resistere. Il passo si fa decisamente più lento, la postura inizia ad essere contorna e torno nuovamente a fare il gambero. Cerco di allontanare la fatica pensando ad altro, entrando in una sorta di ipnosi, fin quando non vedo il buon Claudio Ubaldini arrampicato sullo spartitraffico della Colombo per fotografare tutti gli orange. Ormai è fatta, raggiungo finalmente il lungomare e ricevo gli incoraggiamenti di Elena Pesavento ema soprattutto di Elena Monsellato che mi affianca correndo qualche metro accanto a me quasi a volermi spingere verso il traguardo.
Mi avvio verso l'ultimo giro di boa prima del finish, mancheranno 300 o 400 metri ma sono veramente interminabili. Per la prima volta durante la gara guardo il cronometro che segna 1 ora e 52 minuti circa. Beh allora nonostante tutto sono in linea con quanto preventivato alla partenza. Spinto dagli ultimi incitamenti che arrivano dai lati del rettilineo finale da amici che hanno già terminato la loro fatica, taglio il traguardo: anche questa volta sono arrivato al mare!!!

Stanco ma soddisfatto indosso la mantellina rossa consegnatami dai volontari, bevo un tè caldo e subito dopo mi mangio un gelato: una stranezza che non mi era mai capitata fin'ora! Lungo il percorso obbligato post traguardo ideato dagli organizzatori ho ancora modo di salutare qualche amico, tra cui un collega e compaesano che non vedevo da almeno 20 anni. Ricevo la mia meritata medaglia di finisher e mi avvio con passo abbastanza deciso verso i bus, per riprendere il mio ruolo di coordinatore e per non far arrabbiare il Presidente, che più di una volta (direi almeno 100!!!) si è raccomandato di non perdere troppo tempo.
Pian piano gli orange tornano a riunirsi, ricomponendo il mosaico che si era formato in occasione della foto di gruppo. Adesso è il momento di rilassarsi e godersi il meritato risultato ottenuto. È tempo di sorrisi e di foto, di chiacchiere e di scherzi. Si inizia a fare l'appello e dopo aver recuperato gli ultimi temerari finisher finalemente è ora di ripartire.
Lungo il tragitto del ritorno accendo il cellulare e trovo decine e decine di messaggi di parenti ed amici che mi chiedono come è andata. Oltre ai nostri tifosi lungo la strada abbiamo anche i nostri sostenitori a distanza! Tra questi almeno il 50% sono della mia amica Claudia Marchetti, per l'occasione purtroppo assente fisicamente, ma che in questi giorni non mi ha mai fatto mancare il suo supporto.
Verso le 13 e 20 fcciamo ritorno su Viale dell'Umanesimo, dove scendiamo dai bus per tornare ognuno ai propri affetti. Incrocio nuovamente il Presidente e ci abbracciamo. "Presidè... per quest'anno ho coordinato il bus dei lenti ma non ci fare l'abitudine... il prossimo anno cercherò di tornare tra quelli un po' più veloci". Finalmente lo vedo sereno e rilassato: la macchina orange ha funzionato alla perfezione e il merito va decisamente a lui, al Vice e a tutti i volontari che da giovedì con il ritiro dei pettorali fino a domenica si sono messi a disposizione per la Podistica Solidarietà!
Mi incammino verso casa per raggiungere la mia famiglia e mostrare al mio piccolo Fabio la medaglia di finisher. Non appena apro la porta di casa mi viene incontro e mi abbraccia. "Papà... la medaglia!!! Bravo anche se non hai vinto... ma almeno sei arrivato secondo?" E niente, anche queste so soddisfazioni!!!




Gara: Roma Ostia Half Marathon [TOP] (10/03/2019)

SCHEDA GARA



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