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Trail del Cinghiale
di Ettore Golvelli, 02/12/2014

Mi sembra strano essere qui, stasera, a scrivere di un viaggio che è' stato quasi un sogno, un sogno lungo tre giorni che mi ha portato ad inseguire il tramonto di un anno di emozioni nelle montagne più belle d'Italia, puntando di nuovo verso Nord, ed oltre quelli che pensavo di essere i miei limiti.
Eppure quel sogno è stato vero, e ora è' così difficile racchiuderlo in poche righe che gli diano la sua giusta dimensione.
Allora partirò dall'inizio.
Tutto è' cominciato con un idea sbocciata un mese fa, da mio fratello Giovanni, e l'idea sembrava una pazzia, un idea impossibile da realizzare e cioè quella di correre una delle Trail più dure del circuito delle corse montane: "Il Trail del Cinghiale".
Un idea folle? Irrealizzabile? O forse no! ..... No, perché quest'anno, incredibilmente si sono realizzate tante altre imprese ritenute folli, stravaganti, forse autentiche pazzie, ma pur sempre sogni....
Ma veniamo alla corsa...
Ci troviamo in Romagna, la terra del "liscio", del Lambrusco, della Piadina e soprattutto del Passatore, il brigante romagnolo che a meta' XIX secolo soleva scorrazzare per le terre di Romagna suscitando il terrore di nobili e ricevendo così ammirazione dalle classi popolari.
Oggi il Passatore è più famoso tra i podisti che per la gente comune, per la mitica "100km." che da Firenze, scollinando l"Appennino Tosco Emiliano, conclude il suo percorso proprio da queste parti. Ma la Romagna è famosa soprattutto anche per i suoi abitanti, gente tranquilla ed equilibrata, socievole e corretta verso il prossimo, innamorata della propria terra che è anche un punto d'incontro tra diverse culture, dove ospitalità e cordialità non sono un arte ma solo un modo di essere.

Ci troviamo a Casola Valsenio, piccolo borgo della provincia di Ravenna, noto per il suo "Giardino delle Erbe", un importante coltura di piante officinali, nato quasi cent'anni fa come campo sperimentale di circa 500 piante officinali utilizzate in cucina, nella medicina e nella cosmesi. Ma Casola è ancor più famosa per il suo corso d'acqua, il Senio, fiume di confine per secoli e quindi aperto a continue competizioni di popoli di culture e tradizioni diverse ma anche di odio e, soprattutto, di guerre.
Qui, su questo fiume, Giulio Cesare fece riposare le sue legioni in attesa di varcare il Rubicone, confine tra la Gallia Cisalpina e l'Italia di quel periodo.
Su questo fiume Cesare decise di non obbedire all'ordine del Senato Romano di sciogliere il suo esercito per poi provocare la Guerra Civile a Roma attraversando il vicino fiume a Sud del Senio (il Rubicone) e pronunciando la famosa frase "il dado è tratto".
Questo fiume conteso per secoli da signori feudali e soprattutto, nel secondo conflitto mondiale, fu protagonista per"La battaglia del Senio" o quella "Dei tre Fiumi" dove si contrapposero tedeschi, britannici polacchi e statunitensi.
Oggi le tranquille acque del Senio non parlano più di odio fra i popoli e di assurdi confini che ancora oggi qualcuno vorrebbe erigere nella nostra bella e unita Italia, ma di amore fraterno e di lavoro. Ai nostri tempi, come secoli fa, esse sono sfruttate dagli agricoltori, anche per mezzo dei vari canali che si dipanano dal fiume per irrigare quella ubertosa campagna che si estende lungo le rive del Senio e che fa, di questo angolo di Romagna, un irripetibile giardino d'Italia.
Ma veniamo alla corsa...

L'avventura comincia all'alba, alle cinque di mattina. La giornata si presenta umida e freddina e solo il tepore della macchina del mitico Vice Marco, le freddure inglesi di mio fratello Giovanni, la voce frizzante della Brigantessa e, dulcis in fundo, un paio di cinghiali che ci hanno attraversato la strada, mi scaldano un po' il corpo ed anche il cuore.
Il cielo è grigio scuro e non si vede una nuvola nel cupo orizzonte montano. Il freddo umido penetra nelle ossa e pizzica il viso scoperto ma quando si parte, in un tripudio di centinaia di lucine,.... e si comincia la prima vera salita..., sento già il bisogno di togliere qualche indumento ma, un sesto senso, derivante da anni passati nella Pianura Padana, mi induce a cambiare idea. Comincio a sentire un sussurro lieve, appena percepibile, dall'alto mentre il cielo si copre di milioni di minuscole farfalline di neve che volano incerte nell'aria. La visibilità del sentiero diviene incerta, offuscata ed io istintivamente porto la mano agli occhi come il braccio di un tergicristallo della macchina per pulire quella fuliggine biancastra che mi ostruisce la vista.
Che sciocco!!! Non è neve ma solo l'effetto della nebbia che mescolata ai vapori della resina della pineta di Monte Cese, crea quell'effetto magico di nevicata tra i pini che sa un po' di Natale.
Ma il cielo interrompe la candida magia di quel posto molto presto perché appena finito il bosco le prime luci dell'alba mi stupiscono ancora allorquando mi presentano un altro scenario non di minor bellezza. Sul crinale di Monte Cese che sovrasta tutta la vallata di Casola e, fino a dove l'occhio riesce a spaziare, vedo tutti i contorni delle basse colline della valle del fiume Senio.
La Valle del Senio è un angolo sconosciuto della Romagna che si insinua in Toscana che è a due passi da questo colle: un prezioso scrigno che conserva le virtù nascoste delle sue piante aromatiche e medicinali. La Valle del Senio, detta anche "Valle delle Abbazie" per i monasteri che un tempo scandivano il paesaggio medievale, ha mantenuto salde le sue tradizioni, soprattutto quelle culinarie, incentrate sull'abbondante uso di erbe: dalla borragine alla maggiorana, dal timo alla santoreggia, dalla nepetella (mentuccia selvatica) alla calendula.
Si continua a correre...

Rimaniamo in quota, si procede spediti e dopo aver superato il Musiolo e la Val Gemiglio si arriva al Molino Boldrino, noto per le vicende dei partigiani nel settembre 1944. Questo posto era la stazione delle staffette per rifornire i partigiani durante il conflitto mondiale. Delle donne dal paese arrivavano fin qua sopra per portare viveri e notizie ai partigiani.
Si continua a correre e si arriva al Monte Cornazzano dove si possono scorgere i ruderi dell'antica torre di monte Battaglia che domina dall'alto il paesaggio circostante, mentre per terra riconosciamo, nelle molte buche, le trincee degli "Alleati" dell'ultima guerra.
Quassù lo scenario è veramente straordinario. Quando la nebbia lo permette si distingue in lontananza un ampia cerchia di montagne, alcune coperte da nuvolaglia bianca che sembra neve, altre di color grigio bruno che un podista del posto riesce a conoscere una ad una, chiamandole per il nome, quasi con tenerezza.
Cominciamo a scendere verso la vallata sottostante, su di una stradella molto fangosa, fino a Valgelata. Qui la strada è molto larga ed agevole quando comincia a costeggiare un rio dalle acque chiare e limpide, che forma, in modo intermittente, placidi laghetti color verde - azzurro a fondo valle.
Ci stiamo avvicinando di nuovo verso la zona del Poggiolo e l'ambiente circostante si trasforma pian piano: al posto dei ginepri, degli abeti, degli aceri e delle querce, incontriamo ampie distese di castagni dall'aspetto invernale un po' dimesso, anche se alcune piante centenarie attirano la mia attenzione per l'aspra bellezza dei loro tronchi cavi, contorti e tormentati tali da sembrare quasi tragiche sculture.
Si arriva al Poggiolo (ristoro e meta' percorso) e dopo un abbondante rifornimento si riparte per un altra cima risalendo lungo una carrareccia molto fangosa e le pendici occidentali dell'affioramento impossibili da coltivare, ben presto si ricoprono di boschi, dominati dal carpino nero, con roverelle e ornielli. In alcuni casi le macchie sono particolarmente fitte ed impenetrabili.
Sotto la sella della montagna si estende una forra, incassata in una splendida e selvaggia gola, con tratti semi sotterranei nel cui fondo non batte mai il sole.
Si raggiunge così la cresta principale dell'affioramento dove i boschi del versante Nord incontrano i lecco e le lantane delle rupi esposte a meridione.
Laggiù, a Sud, la cittadina di Brisighella, adagiata in prossimità del confine tra pianure e colline e dominata da tre spuntoni gessosi: sul primo sorge la Torre dell'Orologio, ricostruita, ed adesso sede del curioso Museo del Tempo, del Destino e delle Stelle. Sul secondo si erge un imponente Rocca quattrocentesca mentre sul terzo spunta un bel santuario.
Brisighella... antichissimo borgo medievale della Valle del Lamone, con un cuore antico che batte, dal lontano Medioevo, nelle viuzze acciottolate, nelle case addossate agli scogli gessosi, nelle mura e nei bastioni difensivi.
All'intorno del Borgo, un mare verde, sentieri ripidi, scalinate gessose, grotte misteriose....insomma un atmosfera di sogno e di favola che fa ritornare alla mente cavalieri, dame, duelli, amori, veleni, battaglie....tutti ricordi di un mondo lontano oramai scomparso per sempre.

Adesso si scende e si prende a sinistra, tra macchie di terebinto e alaterno, ammirando in alto le evoluzioni del gheppio argentato e, nei prati sfavillanti di verde tra i massi di gesso arrotolato, gruppetti di allegri animali da pascolo.
Il panorama adesso spazia a Sud sulle due vallate del Sintria e del Senio, decorate come una tavolozza da vigneti, frutteti e pascoli separati da macchie e siepi.
Da qui si prende il crinale da seguire per un lungo tratto, ammirando lo splendido panorama sulle alte valli del Santerno e del Senio e i pascoli che si estendono sotto la grandiosa rupe da cui, in primavera, riecheggia il flautato e melodioso canto della tottavilla, udibile sia di giorno che di notte nella sua lunga serie di note malinconiche via via più flebili, proponendo a chi lo ascolta attentamente, la propria delicata sinfonia.
Si continua adesso su una fangosa carrareccia bordata di macchie di lecci a portamento arbustivo ma anche di alaterni, filliree e agazzino. Sul bordo del sentiero carrabile una grossa borra (rigurgito di peli e ossa) lasciata dal gufo reale, maestoso rapace notturno che frequenta questi paraggi.
Ora si sale, sale, sale, nel fango ed in cavità longitudinali originate dalle piogge torrenziali che affliggono questa zona e... finalmente si arriva fino alla cima di un altro monte, che per la fatica provata sarà sicuramente la più elevata del percorso.
Finalmente si scende in un bel castagneto con alberi dai tronchi ricchi di cavità, che sono il regno degli uccelli che nidificano nelle cavità, come la cinciallegra, la cincia bigia, il picchio muratore, il rampichino, il codirosso.
Adesso il panorama si fa più dolce e i vigneti aumentano a vista d'occhio mentre ci si avvicina nella zona del comune di Riolo Terme. Più in la le lunghe lame bianche della Vena del Gesso, una lunga cresta rocciosa di selenite, la Grotta del Re Tiberio e gli orridi di Rio Basino.
Proseguendo lungo la Valle del Senio si incontra un variopinto paesaggio profumato dalle piantagioni di lavanda e delle erbe aromatiche officinali fino a Casola Valsenio.
Ora si risale di nuovo e qui, a tratti, il panorama spazia, a Nord, sui selvaggi ed estesi anfiteatri calanchivi di un Rio Risorgente . Dalla cima di questo monte si ammira tutta la vallata del fiume Senio ed in basso, tra i massi di gesso franati a valle e gli arbusteti di ginestra e rose canine, si aprono prati ove all'alba e al tramonto, è possibile scorgere caprioli al pascolo e cinghiali grufolare nel terreno in cerca di tuberi e radici.
Sono finalmente al termine del mio percorso e quando mi giro indietro per guardare per l'ultima volta il pittoresco paesaggio che sto per lasciare, intravedo in lontananza, proprio in cima alla montagna che chiude l'ultima valle, una bella chiesetta....
Con questa immagine dentro di me e col pensiero che forse un altra volta potrò salire in quella chiesetta sul cucuzzolo del monte, che oggi mi appare così distante e irraggiungibile....rivedo finalmente le belle pietre di cui si cinge il Poggiolo. Vedo l'arrivo, la fine di una splendida corsa, il risveglio da un bel sogno.
Il Poggiolo. Eh si, il Poggiolo. Alcune parole anche per questo posto meraviglioso. Sono le sue pietre che racconta il suo passato con una storia iniziata intorno al 1300 quando la Valle del Sintria era contesa per la ricchezza dei suoi boschi. Una volta il legname era molto usato per la costruzione di carri, di armi pesanti, di barche. Ma era anche e soprattutto combustibile per il riscaldamento e per l'uso domestico.
Questo posto, nei secoli, si popolo' di piccoli castelli, di torri di avvistamento e di difesa, fortificate da grosse mura spesso con sommità merlate e strette feritoie. In quel periodo ed in questo scenario fu costruita la Torre del Poggiolo, ora in rovina.
Il Castello di Rontana, strategico per il controllo della vallata, era dotato di cinta muraria e di un mastio di cui sopravvive solo il moncone .
Il Castello di Ceparano, anch'esso oggi ridotto a rudere ma che tuttavia mostra ancora solidità ed imponenza nel poderoso mastio che è l'unica struttura rimasta in alzato.
Tutti manufatti eretti con materiale locale, una pietra arenaria conosciuta con il nome di "spungone", lavorato in grossi conci che fanno assomigliare queste fortezze a nuraghi sardi.
Fortezze neanche notate dai distratti ed affaticati podisti al culmine delle ripide salite che hanno caratterizzato questa corsa.
Oggi dopo una completa ristrutturazione del manufatto rurale, il Poggiolo è ritornato a vivere come Azienda Agrituristica e le antiche pietre permeate di storia e di leggenda nella tranquilla Valle del Sintria, sono rimaste a testimonianza di una serenità, di un modo di vivere semplice, di sapori antichi che ora quasi nessuno conosce o ricorda.
Oggi il Poggiolo è un tuffo nel verde in una natura fine a se stessa, con i suoi profumi, i suoi colori, le sue voci che spontaneamente regala e nel far trovare piacere alle persone nel tornare in questo splendido angolo incontaminato, dove l'uomo può ritrovare la grande armonia che ci può essere con la natura.

Ciao e buoni chilometri a tutti.


Gara: Trail del Cinghiale (29/11/2014)

SCHEDA GARA



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