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Maratona di Roma: il viaggio di una vita
di Antonio Passeri, 23/03/2010

Daniele Pegorer... è iniziata la lunga volata verso il traguardo (foto di Giuseppe Coccia)

Daniele Pegorer... è iniziata la lunga volata verso il traguardo (foto di Giuseppe Coccia)

La mia prima maratona, preparata, studiata, sognata metro per metro. Mesi di allenamento solitario, la lotta quotidiana per ritagliare il tempo per la corsa, soprattutto per il lunghi... e negli ultimi due mesi tante difficoltà familiari, preoccupazioni, stanchezza.

Piu' volte sono stato sul punto di interrompere la preparazione, ma alla fine una specie di assurda tenacia, una "tigna", mi ha fatto tenere in un modo o nell'altro i ritmi fissati dalla classica "tabella".....

Cosi ora sono qui, accanto al Colosseo, gli occhi pieni del tempio di Venere e Roma, il campanile romanico di Santa Francesca Romana, la basilica di Massenzio laggiu', sulla linea dello start, che immediatamente diventerà per tutti l'agognato traguardo.

Sono qui come in trance, vestito di orange, un colore che mi è entrato sotto la pelle ormai, pronto a intraprendere questo viaggio lungo 42 Km, il viaggio di una vita... e sento che mi porto dietro tutti quelli che oggi non possono correre, i miei cari ed i miei amici più provati, o malati, o solo stanchi, quelli che hanno dovuto sospendere lo sport, quelli che a correre non ci pensano proprio ma spendono la vita per qualcuno, quelli che non hanno avuto il tempo di prepararsi, quelli che mi stanno pensando e mi incoraggiano col cuore... e anche quelli che non ci sono piu'. Ho così tante gambe nelle mie che non posso non arrivare al traguardo!

E parto cosi', leggero come una piuma, trascinato dal fiume umano ad abbracciare questa citta', questa collezione di luoghi del cuore... millenni di vita che scorrono sotto le nostre scarpe, emozioni, amori, gioie e sofferenze hanno scavato queste pietre, anche le mie, le nostre.

Come si fa ad amare una città in questo modo... ne sono succube, so di esserne parte ed allo stesso tempo me ne stupisco...
Porta S.Paolo, la Piramide, San Paolo, scorrono via presto, come vecchi amici. Poi un primo passaggio sul Tevere, Porta Portese, poi di nuovo il Tevere, Testaccio, ed il primo grosso gruppo di gente in festa, che incita, ci spinge a correre per tutti. Su via Marmorata, di fronte alla caserma dei pompieri, ecco la mitica Pat con la sua macchina fotografica appiccicata ..... aveva chiesto di "buffoneggiare"... beh... accontentiamola !

Raggiungo il lungotevere, con i suoi platani che sembrano le mani nodose dei nonni, e mentre passo davanti alla Sinagoga realizzo che presto vedroò anche S.Pietro e la Moschea ...e mi ricordo che proprio qui davanti alla Sinagoga, ancora non moltissimi anni fa è stato sparso del sangue per l'odio di razza. Ero bambino, ma mi aveva impressionato che certe cose potessero accadere dove io vivevo, e non solo in paesi lontani... Poi passo davanti alla mia scuola, il liceo Virgilio: che ricordi! È come se quegli anni così fondamentali per la mia vita fossero concentrati in un momento di intensa commozione... e gratitudine.

Un passo dopo l'altro, ripercorro tutte le mie strade, le gambe vanno da sole, la compagnia è splendida... e finalmente ponte Cavour, e via leggeri in via della Conciliazione, dritti verso l'abbraccio del colonnato di San Pietro. Resto quasi deluso alla fine di non poterci entrare dentro e fare il giro intorno all'obelisco... ma quante gente assiepata, quanto calore! Non resisto alla tentazione di salutare il pubblico, mandare baci di ringraziamento...

Si prosegue verso nord, piazza Mazzini, su fino all'Olimpico. Ogni angolo conserva qualche ricordo, tante immagini sovrapposte... e poi ponte Milvio! E mentre corriamo su verso la Moschea, villa Glori, i campi sportivi, raggiungo Maurizio Brescia : stringe i denti e non molla, ma si vede che deve controllare ogni movimento.

Faccio alcuni Km con lui, mi fa capire che preferisce non parlare, ma io lo tartasso di chiacchere... Lo lascio quando ormai siamo lanciati nuovamente verso ponte Milvio, ormai si torna verso il centro, verso la meta. Sul lungotevere Flaminio raggiungo Giovanni Golvelli, un mito ed un esempio della Podistica, scambio due parole, ci incoraggiamo a vicenda, poi lo perdo di vista... ormai sono dietro L'Ara Pacis, si passa accanto all'Augusteo e ci tuffiamo nelle stradine del centro. Sono questi per me i luoghi più cari e familiari, percorsi tante volte a piedi, da solo o in compagnia.

L'ingresso a piazza Navona è veramente mozzafiato per chi corre, solo chi l'ha provato lo puo' capire fino in fondo. Le gambe continuano a correre da sole, ma tutto il tuo essere sembra fermarsi sospeso ad ammirare ogni sfumatura, ogni angolazione di luce nella piazza più bella del mondo... ed il pubblico urlante, la banda dei carabinieri, i turisti incuriositi, sono solo un lontano brusio di sottofondo... esco dalla piazza ancora girandomi indietro per cogliere gli ultimi scorci.

Ormai siamo al calvario finale, i dolori muscolari, come previsto, si fanno intensi, ed i tempi ad ogni Km aumentano. Non guardo più il cronometro, ora conta solo arrivare. La gente su via del Corso sembra in gran parte ignorarci, presa dallo shopping o dalla passeggiata domenicale, ma piazza del Popolo è tutta per noi, sembra un giro d'onore per raccogliere gli applausi di tutti.

Sto veramente stringendo i denti, ma ancora lo sguardo mi si posa sulle due chiese gemelle ed il magnifico tridente di strade che partono dalla piazza, in quella cornice festante di colori... anche se il cielo non è limpido, la luce è gia' quella della primavera, i riflessi del mezzogiorno sanno di aria tiepida ed alberi fioriti.
Mi accorgo, senza sapere come, di essere ormai su via del Babuino...
non la ricordavo così lunga! Ma quando finisce? Piazza di Spagna ci accoglie da lontano con un vero boato, la folla è assiepata accanto al percorso e ci spinge a gran voce a non mollare, mentre una banda sulla scalinata di Trinita' dei Monti suona la marcia di Radetzky... incredibile, questa musica così leggera si accompagna splendidamente col movimento scenografico barocco della scalinata... o sarà che stavolta le vedo "in movimento" perché sto correndo???

Veramente non so più se sto correndo o se sto forzando le mie gambe ad avanzare, ormai totalmente contratte. E mentre mi concentro come per auto-anestetizzarmi, sono investito dalla luce abbagliante del marmo e dell'acqua di Fontana di Trevi, totalmente circondata di gente. È solo un attimo, la vedo scorrere velocemente sulla mia destra come un trompe d'oeil ma il frastuono della gente che ci incita mi fa capire che è tutto reale... i sampietrini sono veramente sconnessi... un hand biker rimasto indietro ha seri problemi sia in discesa (rischia di investirci) sia
quando la strada sale: la folla è tutta per lui, lo incitano con tutte le forze, anche noi ci facciamo da parte per farlo passare.

Il percorso è veramente stretto con il pubblico su entrambi i lati, mi vengono in mente certe tappe di montagna del tour de France...Finalmente scendiamo verso piazza Venezia, ma la discesa non mi da' alcun sollievo...anzi... non vedo più nulla, vado a memoria, lo so che devo passare sotto il Campidoglio, poi il Teatro di Marcello, poi via dei Cerchi...... mannaggia quanto è ripida !... non me la ricordavo cosi'!

Svolto finalmente su via di San Gregorio, non riesco a vedere quasi più nulla, il Colosseo laggiu' è una collina informa, l'arco di Costantino non lo distinguo proprio. E mentre piano piano spingo sulla salita che circonda il Colosseo, arriva puntuale l'ultimo incitamento, quello del Presidente!

Ora veramente ho avuto tutto, ora posso sciogliermi su questa discesa verso i Fori, rialzare finalmente gli occhi, riacquistare la vista, rivedere, come alla partenza, il tempio di Venere e Roma, il campanile di Santa Francesca Romana, la Basilica di Massenzio. Apro le braccia, rido e piango, amo troppo questa città, e forse oggi ho avuto l'occasione più grande per dimostrarlo.

Antonio



Antonio Passeri (foto di Giuseppe Coccia)

Antonio Passeri (foto di Giuseppe Coccia)

Gara: Maratona di Roma (21/03/2010)

SCHEDA GARA



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