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.. e lo spettacolo continua
di Ettore Golvelli, 19/07/2014

Perchè lo avranno chiamato Monte Cavallo? (foto di G. Bartolini)

Perchè lo avranno chiamato Monte Cavallo? (foto di G. Bartolini)

Il Parco Nazionale d'Abruzzo, si sa, è il terreno di gioco prediletto per chi desidera camminare a lungo immerso in una natura sconfinata e selvaggia, e il suo lembo più meridionale, Le Mainarde, esalta vigorosamente questa particolarità attraverso la visione di valloni boscosi, pianeggianti enclavi fioriti e una lunga  e scenografica balconata rocciosa che dal Monte Mare si affaccia sul Molise, lanciandosi verso Nord attraverso l'elegante Monte Meta fino alle lontane elevazioni del mitico Monte Petroso.


E lo spettacolo continua ...


Queste montagne hanno uno scenario incantevole in ogni stagione, denso di storia, di gioielli naturalistici, di silenzi profondi e di vallate interrotte solo  dal passaggio di torrenti e di agglomerati che conservano ancora tracce di antiche culture. Ma anche di cime luminose, foreste secolari sempre stupende addirittura magiche, valli  solitarie e luoghi privi di ogni segno di sviluppo tecnologico.


Oggi siamo a Picinisco , una piccola perla del Parco Nazionale d'Abruzzo che ci affascina ogni volta che lo attraversiamo, e precisamente a Prati di Mezzo, un piccolo borgo a 1420 metri di quota, che ospita la locale stazione sciistica.
Il posto è molto bello anche se gli impianti di risalita degli sciatori è un po' invasivo e la serie di camping annullano la magia di questo piccolo paradiso. Un luogo  dove bovini e cavalli ancora pascolano in libertà sui prati e si abbeverano nei rustici fontanili; un posto dove, con la transumanza verticale, le greggi di pecore e capre cominciano a salire in quota, invadendo unitamente ai loro fieri guardiani, gli stupendi prati fioriti e anche la stretta carreggiata asfaltata che porta al borgo.

Arrivo di buon ora da solo e, come al solito, mi accoglie la tonante voce del mio amico "Mariuccio er matto" che, come il mio fratellone, non se ne perde una di corse.

Arriva anche il mio "compagno di merende" che ultimamente mi sta un po' abbandonando in questo tipo di corsa. La cosa che mi consola e la sua faccia soddisfatta, come un gatto che ha appena digerito un bel topo, e la sua genuina esternazione nel capire che, tutto sommato, la montagna gli mancava un po'.

Sono le 9.45, finalmente si parte, fa molto freddo e in alto dei nuvoloni corrono veloci e non promettono niente di buono!

Si attraversa tutto il prato fino all'arrivo del primo skylift e poi si sale lungo una pista di sci che ci porta fino alla base del secondo skylift. E qui, masochisticamente, il percorso ci impone di inerpicarci  per una seconda pista da sci, ricca di sassi smossi, terra scivolosa, rami divelti e altre chicche, tutte delizie  per un podista ancora poco scaldato.....

Fortunatamente all'arrivo della parte alta del secondo skylift, il registro cambia decisamente: terminano i faggi e si entra nel primo di una serie di meravigliosi pianori, tutti  attraversati da continui saliscendi del sentiero.

Questo primo pianoro è stupendo. Dopo aver attraversato un torrente primaverile, il mio sguardo è incantato da questa magica valle e dalle sue quattro grandi morene, originate da un antico ghiacciaio, tutte  addobbate in lungo ed in largo da massi erratici.


In alto, tra le radi nubi, la parete occidentale del Monte Forcellone subito si impone ai miei occhi: canaloni famosi per le loro ascensioni invernali, una cima elegante ed un ciglio sinistro decorato dagli speroni rocciosi del Predicopeglia. Ancora più lontano, defilato e falsamente modesto, il triangolo roccioso del Monte Cavallo.... Un dubbio mi assale.  Perché lo avranno chiamato Monte Cavallo? Questo misterioso quesito di toponomastica  mi stuzzica. Ma forse questa risposta la trovo quando più avanti, sotto un costone roccioso, un allegra brigata di vispi cavalli si abbeverano in una pozza d'acqua, agitando le loro code e lanciando sguardi curiosi ma preoccupati verso  i podisti che passano da quelle parti.


La cima di Monte Cavallo  e' una vetta più discreta rispetto al vicino Forcellone ma che, in opposizione all'altra cima, si nasconde  e si lascia corteggiare come volesse avvisare e mettere in guardia circa la sua maggiore difficoltà. Insomma una cima che non si lascia conquistare  per caso o per una scelta dell'ultimo minuto sul posto.
Dal piano di Fonte Fredda il mio sguardo ritorna di nuovo sui bizzarri pinnacoli  del Predicopeglia (anticima del Forcellone) e catturano tutta la mia attenzione. Quasi non faccio più caso a quella cima  triangolare, bella ma più lontana, che chiude verso Est la serie piacevole di pianori in altura attraversata solo da podisti ed escursionisti.

Adesso però la poderosa parete del Forcellone e i pinnacoli rocciosi del Predicopeglia, che prima incombevano eleganti e screziati, cominciano a sparire dalla mia vista per le preoccupanti nubi cariche di pioggia.


Ora  si sale su di una ripidissima gobba erbosa, accompagnato da un fastidioso e gelido vento e si arriva, finalmente,  alla fine del pezzo più duro, a quota 1920 metri.
Arrivato in sella  appare evidente la natura imponente della montagna: una parete rocciosa e ripidissima la cui ascesa, in una prima fase,  e' obbligata da passaggi  di rocce friabili ed erbe ripide. Adesso superando caminetti di rocce, sassoni da scavalcare, appigli da tenere e spaccatine con cui improvvisare  fantasiose ed obbligate progressioni, mi ritrovo in cima, oltre i duemila metri.

E qui il panorama sarebbe dovuto essere stupendo. Avrei visto (in lontananza) il mio vecchio Vesuvio!!! ... è solo una leggenda montanara del posto. Avrei visto il Matese, gli Aurunci, gli Ausoni, gli Ernici con il bellissimo triangolo del Pizzo Deta, sua maestà La Meta.... Invece nuvole veloci e fredde oscurano la visibilità rendendo anche il percorso difficile da decifrare.


Alla prima selletta scopro nella nebbia un affollatissimo gregge di pecore, con annessi cani, che con il loro spostamento trasversale, tentano di bloccare la mia discesa diretta nel fondo valle. Valuto la situazione e, zigzagando tra le pecore, cerco di non farmi vedere dai maestosi  ed arrabbiati guardiani che vigilano sul gregge. È nascosto dalle piacevoli bestiole, mi imbuco tra dossi vari e recupero il sentiero principale.... Fare a nascondino con cani pastore mi mancava proprio!!!

Adesso il freddo ed una pioggerella  a mo' di nevischio mi sferza la schiena e la faccia mentre continuo su di una suggestiva ed impressionante cresta rocciosa.
Improvvisamente le nuvole si diradano un po' e, sempre proseguendo sul filo della cresta, mi accorgo che giù è tutto un susseguirsi di profondi brecciai, intervallati dagli speroni rocciosi che sostengono  le vette principali e le cime secondarie.

Scendo adesso su di una sella spettacolare tra i due monti, dolcemente ondulata, e con un prato che sembra appena tagliato con un tosa erba che, all'improvviso, a destra della scarpata, piomba nel fondovalle.

Arrivo adesso in località "Fonte Fredda" dove c'è una bella sorgente che esce da sotto un grande blocco calcareo.

Mi giro indietro e rivedo di nuovo Monte Cavallo ma da un altro versante. Esso spunta solitario al centro di un tappeto verde: sembra non voler la compagnia ne degli altri monti, ne degli escursionisti di passaggio per i quali mostra versanti ripidi e taglienti o, in alternativa, bei ghiaioni ripidi. Guardandolo più attentamente, da alcune angolazioni,  somiglia un po' a Monte Viglio.


Invece Monte Forcellone è spettacolare con il suo splendido profilo dolomitico fatto a balzi di rocce calcaree e guglie verticali.
Qui sulle Mainarde stupisce il silenzio e la solitudine, l'assenza di qualsiasi segno di presenza umana, insomma un piccolo paradiso dove lo straordinario ambiente somiglia molto ad una valle alpina, ricca di ruscelli, conche erbose, fiori....
Scendo ancoro e mi ritrovo di nuovo sul percorso iniziale dove raggiungo il fratellone e, dopo le constatazioni piacevoli su questo stupendo lembo delle Mainarde, arriviamo insieme al traguardo di Prati di Mezzo dove ci attende un "terzo tempo" composto da un piacevolissimo ristoro fatto di pasta, porchetta e pecorino, e  .... la compagnia del soddisfatto Tommaso Iorio e di Mariuccio "er matto" che ci allieta con le sue esternazioni.

Una bella corsa dove ritornerò sicuramente.

Ciao a tutti.


Ettore (foto di G. Bartolini)

Ettore (foto di G. Bartolini)

Gara: (13/07/2014)

SCHEDA GARA



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