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La mia Prima Maratona
di Leonardo Citraro, 02/04/2010

Stefano Capoccia

Stefano Capoccia

Domenica 21 marzo ho corso la Maratona di Roma per la prima volta…e oggi è solo martedì.

Da due giorni a questa parte sono in grado di fare solo le cose essenziali per la sopravvivenza: respirare, mangiare, dormire, bere e osservare … si osservare… sorprendentemente gli occhi sono l’unica cosa del mio corpo che riesco a muovere con una certa facilità e senza provare dolore!!

Il resto del mio corpo è un pezzo di granito con dolori da tutte le parti.
Ho 40 anni e da 4 anni corro. All’inizio solo la domenica mattina per mezzora 4-5 km al massimo. Dallo scorso anno ho iniziato a correre più assiduamente anche per 2/3 volte alla settimana, col passare del tempo dai 5 km sono passato a 14 /15 Km.

La corsa è un'attività totalizzante, mentre corri ti dimentichi di tutto, sei solo concentrato sul controllo delle energie che hai a disposizione, dei muscoli e della respirazione con l’obiettivo di andare avanti e osare un chilometro in più .
Oserei dire che la corsa è psicotropa, crea dipendenza: se non corri ti senti in colpa con te stesso.

Bene, ma veniamo a domenica mattina. Il risveglio è duro. Faccio un abbondante colazione e mi accingo a raggiungere la fermata della metropolitana.
La metro è piena di persone che si accalcano per entrare, ad ogni fermata aumenta il carico e proporzionalmente il fattore di compressione. Sento parlare delle persone che dicono che non si potrà scendere al Colosseo, ma alla fermata prima o a quella successiva, la mia reazione immediata è : “Maledizione sono in ritardo, sono le 9 e sto ancora a Piramide e la maratona parte alle 9.12!”

Miracolo! La metro si ferma: una mandria umana si riversa sulla banchina, faccio slalom tra le persone e ho buon gioco nello sfruttare il muro concavo delle pareti della fermata per superare molte persone.

Dramma la porta di ingresso principale è chiusa si esce da una seconda uscita che porta in via…. esco, continuo lo slalom, ricevo due spallate ben assestate da due ostruzionisti, ma vado avanti, mi dirigo verso un entrata ma un addetto mi dice che devo andare dalla parte opposta, mentre corro verso la direzione indicata, vedo in basso che gli atleti sono tutto pronti nella griglia di partenza. Finalmente arrivo all’altra entrata, dove due addetti mi sbarrano la strada non serve a nulla implorarli di farmi passare perché devo fare la maratona. Sono irremovibili.

Niente da fare! Ritorno indietro. Sento lo sparo sono partiti!
Volo tra la gente, supero la prima entrata, non so dove vado ma proseguo.

Circumnavigo il Colosseo, un'anima pia mi vede da lontano e mi indica di continuare a fare il giro. Proseguo e mi avvicino all’Arco di Costantino, dove su un palco ci sono alcuni ragazzi, uno dei quali mi vede da lontano e col microfono in mano urla: “Non ci posso credere stai ancora qui!”. Sorrido alzando appena lo sguardo e dico spontaneamente: “Mi sono svegliato tardi” e lui mi risponde di sbrigarmi e di stare attento ai keniani che sono in dirittura di arrivo ….

Finalmente sono su via dei Fori Imperiali, ma è impossibile andare nella griglia di partenza, allora mi decido … scavalco i due metri e mezzo di transenne, nessuno mi ferma ormai ho l’aria minacciosa, grido che devo fare la maratona.

Sono all’inizio e ho già percorso almeno 3 km, ma intorno a me non vedo nessuno! Anche i fotografi sono spariti, penso di aver sbagliato strada.
Intravedo la Piramide e finalmente raggiungo tre ultrasettantenni che hanno il pettorale della maratona, (il percorso è giusto) sul retro della maglietta nera una scritta in bianco CAMMINARE è UN ARTE.

Supero la Piramide e faccio il mio ingresso trionfante su via Ostiense: il numero di persone che supero inizia ad essere copioso, arrivo alla Basilica di San Paolo e vedo il cartello dei 5 km con i primi rifornimenti: acqua, arance rosse, Gatorade, in corsa prendo tutto.

Viale Marconi. Continuo a superare tutti benchè la mia andatura non sia cosi veloce, infatti l’idea è quella di andare al di sotto delle mie possibilità al fine di conservare le energie per terminare i fatidici 42,194 Km.

A Testaccio mi imbatto nel primo ferito trasportato dai soccorritori.
All’angolo di via Galvani una banda musicale suona “La vita è bella” e correndo li applaudo.

Ecco all'improvviso il primo dolore, mi manca il fiato: rallento e respiro con maggiore intensità, procedo ancora per via Marmorata, il dolore ha assunto l’intensità di un proiettile conficcato nel polmone sinistro.. Mi convinco di andare avanti e pensare ad altro, accelero il respiro.
Eccomi a correre sul Lungotevere: un'esperienza unica!

Ai bordi delle strade tanta gente che ti incita. All’Ara Pacis raggiungo il 15mo km: tra breve incontrerò la mia famiglia con cui ci siamo dati appuntamento su via Leone IV.

Al 27km guardo l’altra sponda del Tevere e vedo gli altri corridori che sono avanti a me e che già hanno operato le manovre di rientro, provo uno strano fastidio all’altezza di ponte Milvio dove c’è musica ad alto volume. Continuo. Imperterrito.

Il dolore e la stanchezza sono una massa uniforme però vado avanti. Dovrei essere ormai arrivato a correre ininterrottamente per 4 ore .
Inizio a sragionare perché mi dico ce la posso fare sono al 33simo km e mancano solo 8 di km...ma 33 più 8 fa 41 non 42!!!!!!

Via del Plebiscito 35 km, ormai mi guida solo l'inerzia quasi non provo più dolore solo un'enorme stanchezza.

L'immagine più dolorosa della gara è qui, davanti ai corridori che scendono da via Quattro Novembre e si apprestano ad entrare a Piazza Venezia ed io, invece, devo ancora fare il tragitto di via del Corso fino a piazza del Popolo, un percorso infinito lungo almeno due km.

Via IV Novembre ora guardo gli altri che vengono da via del Plebiscito e a seguire piazza Venezia, via Petroselli, sono quasi morto, mancano solo 2 km, mi fermo... cammino per qualche secondo con le mani ai fianchi, ma riparto.

Circo Massimo, inizio ad assaporare l'arrivo, raccolgo le ultime forze per affrontare la salita del Colosseo e poi la discesa.

Poi in lontananza vedo il traguardo a metà dei Fori Imperiali, cerco tra la folla la mia famiglia ed infine il traguardo.

5 ore e 2 minuti!!!!! Ritiro la medaglia e non riesco neanche a sedermi... continuo a camminare molto ma molto lentamente. Sono felice...e penso alla grandezza dell'etiope che ha impiegato 2 h e 8 min per vincere.

E a Bikila che nel '60 ha vinto correndo scalzo! Un grande atleta....un altro mondo!!!!!!


Leonardo Citraro

Leonardo Citraro

Gara: Maratona di Roma (21/03/2010)

SCHEDA GARA



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