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Ironman Klagenfurt
di Giulio Fazio, 28/06/2015

uscita dal lago

uscita dal lago

Rieccomi! Un nuovo resoconto a distanza di solo 9 giorni è proprio un record.
Ma con il solo racconto degli allenamenti e dei sacrifici per preparare la gara rischiavo di lasciare la “storia” incompiuta.
E poi c’è un altro motivo che mi spinge con insistenza a scrivere… non ho nessuna foto della gara…
Ebbene sì: mi è arrivato per email il solito link che permette di dare un’occhiata alle foto fatte dall’organizzazione ed ordinarle. Praticamente mi hanno mancato sempre. In tutti gli scatti appaio coperto da qualche altro triatleta tranne che in rari momenti di sofferenza in bici.
Anche all’arrivo due gorilla che hanno tagliato il traguardo qualche secondo prima di me si sono messi in posa per farsi scattare 600 foto. E di me si vede praticamente solo la visiera del cappellino…
Se non scrivo, allora, prima o poi dimenticherò di aver fatto la gara o almeno mi sorgerà il dubbio di aver solo sognato. Allora ci provo….
Dopo 7 ore e mezzo di viaggio in macchina con Marco, che farà la gara con i professionisti, eccomi a Klagenfurt.
La vigilia della gara passa nella nebbia rarefatta della tensione di tutti i neofiti. Già durante il briefing pregara l’emozione è palpabile.
Per fortuna in appartamento con me c’è un accompagnatore di lusso, Fabrizio Terrinoni, venuto solo per un allenamento. Ne approfitto per tormentarlo.
Il grande dubbio è sul passo da tenere nella corsa.
I consigli delle tabelle di allenamento che ho scaricato dicono di non spingere mai, nel nuoto, in bici o nella corsa. A meno che non si stia ancora correndo negli ultimi 5 chilometri.
Ok, ma cosa vuol dire non spingere? Se in maratona a Roma ho fatto 3 e 44 – ma era praticamente il primo vero tentativo - in quanto posso provare a chiudere qui dopo 180km di bici? Fabrizio mi dice che il passo verrà da solo ma che devo considerare che chi è forte, nella maratona dell’Ironman impiega 30 minuti in più della maratona secca.
Chi non è forte deve un po’ allungare i tempi. Anche un’ora in più rimane un tempo decoroso.
Decoroso… ora posso confessarlo: la mia aspirazione sarebbe di scendere decorosamente sotto le 13 ore. Diciamo che intorno alle 12 e 30 sarei molto molto contento.
Ho rinunciato a pensare di poter scendere sotto le 12 ore qualche mese fa, quando ho subito l’infortunio alle costole e la forma è andata via.
Se impiego 4 ore e 30 nella maratona, e chiudo il nuoto in 1 ora e 30 siamo a 6 ore… Mi tengo largo: 15 minuti più 10 per i cambi e siamo a 6 ore e 25. Per chiudere in 13 ore devo terminare la frazione di bici in 6 ore e 35. Il che vuol dire una media di 27,5km/h per 180km… con 1650mt di dislivello…
Mi sembra una missione impossibile, considerato che è la velocità più alta che sono riuscito a tenere nei lunghi fatti in allenamento e che in quel caso ogni tanto potevo fermarmi per recuperare e non dovevo salvare la gamba per la corsa.
Emiliano, un amico di Fabrizio, mi dice di non disperare perché il tracciato è veloce…
Tutti a letto presto e con tanti pensieri, dopo aver fatto rifornimento di carboidrati con una pasta al pomodoro italiana che qui in Austria sembra un regalo impossibile.
Sveglia alle 4 e 15 per fare colazione, la tensione per Manuel, Marco e me, che faremo la gara, è alle stelle. Le bici e tutto quello che occorre è in zona cambio da ieri, ma occorre mettere nelle buste o sulla bici quello che dovremo mangiare, poi passare al deposito bagagli, mettere la muta, fare un po’ di riscaldamento ed ecco che il tempo rischia di non bastare. Marco partirà per primo alle 6 e 40. La mia batteria andrà alle 6 e 55.
Sono sicuro: è la prima e l’ultima volta che mi sottopongo a questo stress… sembra di esser tornato agli esami di maturità.
Arriviamo in zona gara ed incrocio Pietro, il mio compagno di pedalate del mercoledì. Grande emozione ed abbraccio interminabile. Nessuna parola, solo sguardi che spiegano tutta la tensione e le emozioni che stiamo vivendo.
È il momento di schierarsi alla partenza.
Colpo di cannone e via a saltare nell’acqua.
Nuotare nel lago con la muta è bello come mi era sembrato venerdì, ma le boe sono lontanissime. Tenere la direzione è veramente difficile. In mezzo al plotone dei nuotatori si prendono solo calci e gomitate: decido di tenermi defilato, anche se questo vorrà dire non tenere la scia di nessuno. Purtroppo però perdo anche riferimenti chiari sulla direzione e così faccio varie correzioni di rotta. Quanto starò nuotando in più? Alla vigilia qualcuno mi aveva detto che forse la gara sarebbe stata di un centinaio di metri in meno della distanza dichiarata. Sarà, ma a me sembra infinita.
Quando invertiamo la direzione per prendere il canale che condurrà all’arrivo va anche peggio: siamo controsole e non vedo nessun punto di riferimento davanti a me. La boa che dovrebbe trovarsi a 1km è invisibile. Passo per due volte in diagonale attraverso il gruppone. Chi mi dovesse vedere da fuori potrebbe pensare che lo faccio apposta per dare fastidio.
Riesco anche a sbagliare l’ingresso nel canale e per tornare indietro mi sfondo un dito del piede contro una roccia… vabbè, non c’è tempo per pensare a questo… sono di nuovo nel canale, questa volta sbagliare direzione è più difficile (ma io continuo a zig zag). Accelero più che posso per provare a recuperare il tempo perso nelle divagazioni direzionali… esco dall’acqua e schiaccio il tasto lap sull’orologio: 1 ora e 17… gulp! Ma come ho fatto!… distanza 3972mt… ma non doveva essere più corta?
Vabbè, non c’è tempo per pensare. Di corsa in zona cambio. Sfilo la muta, metto la maglietta da bici preattrezzata con giacca antivento (poi rivelatasi inutile) e cibo vario. Provo a mettere i manicotti che ovviamente essendo bagnato non entrano. Ci rinuncio, metto casco e occhiali e corro alla bici.
L’acqua fredda del lago mi ha praticamente congelato lo stomaco e per i primi 20 km spingo tanto ma soffro altrettanto. Non so se vado troppo forte o piano, ma continuano i sorpassi con chi è uscito dall’acqua insieme a me. Arriva la prima salitina ed il calore scioglie il gelo allo stomaco. Inizio a stare meglio e finalmente le gambe si riscaldano.
Pianura veloce e poi… psssssssss…….. questo sembra il rumore di una gomma bucata… oh no… non può esser successo davvero… E ora come faccio? E chi l’ha mai cambiata una gomma?
Mumble mumble…. Addio alle 13 ore…. Mumble mumble…. Forse è meglio che provo con la bomboletta riparatutto: magari il mastice funziona. Provo…. La ruota non si gonfia. Allora do aria con la bomboletta di co2. La scarico praticamente tutta ma la ruota rimane sgonfia.
Ripenso alla frase letta sul booklet alla vigilia della gara: potrai ritirarti in qualunque momento e nessuno lo saprà mai. Ma tu lo ricorderai per sempre…
Inutile insistere: se non voglio rimanere qui sino a quando passerà il carro scopa, meglio rassegnarsi e cambiare la camera d’aria. Prendo quella di riserva, che non controllo da due anni (speriamo che i tarli non l’abbiano mangiata), smonto la ruota ed in fretta e furia improvviso la sostituzione. Ci riesco abbastanza bene (se avessi saputo che era così facile lo facevo subito) e provo gonfiare con una seconda bomboletta di co2 e…. la pompa esplode… Il mastice del primo tentativo l’ha otturata e la co2 l’ha fatta deflagrare. E ora come faccio?
Per fortuna ho anche una piccolissima pompa a mano… gli do giù di gomito ma non vado oltre metà del gonfiaggio.
Vabbè basterà: da qualche parte nel percorso troverò un meccanico con una pompa, no?
Finalmente riparto…. Ho perso una montagna di tempo (a me è sembrata un’eternità ma poi ho scoperto che si è trattato solo di 16 minuti).



Obiettivo 13 ore sfumato… Proviamo comunque a terminarla con decoro. Rallento soprattutto in discesa perché la ruota ha un’aderenza strana.
Nessuna pompa nel percorso… ci rinuncio, sperando di trovarne almeno una alla fine del primo giro (praticamente 60km dopo il cambio di camera d’aria).
Man mano che mi avvicino alla metà del percorso provo a fare qualche calcolo: un occhio all’orologio e… che strano, sto finendo il giro in 3 ore… ma come è possibile? In condizioni normali ci avrei dovuto mettere almeno 3 ore 15… ed ho perso pure un sacco di tempo nel cambio… ma allora forse non tutto è perduto…
Ricomincio a spingere: forse la gamba per la maratona non reggerà, ma devo almeno provarci…
Alla fine del primo giro riesco a gonfiare la ruota ad un punto meccanico e riparto più tranquillo (ma senza più nulla per affrontare eventuali emergenze).
Sto attento a bere e mangiare (tanto) ed a non cadere quando inizia a piovere…
Riesco anche a fermare in tempo piccoli crampi alle gambe che si fannoo sentire ed in 6 ore e 12 completo la frazione bici.
Di nuovo in zona cambio, lascio la maglia da ciclismo con tutto quello che c’è dentro e metto la canotta più leggera che avevo preparato… la temperatura è salita molto e sarà una maratona lunga.



Inizio a seguire la strategia preparata per la corsa: malgrado la gamba mi spinga verso i 5 e 10, 5 e 15 al km mi costringo a rimanere sui 5 e 40, 5 e 45. A tratti mi sembra di star fermo ma razionalmente so che solo con quell’andatura ho la possibilità di chiudere senza soffrire troppo o con la speranza di non camminare gli ultimi 10km.
Cammino, bevo mangio e mi bagno ad ogni ristoro che incontro, così come programmato. I tempi oscillano tra i 5 e 40 dei giri secchi ed i 6, 6 e 15 dei km con ristoro.
Ricomincio a fare i calcoli e scopro che se riesco a tenere questo passo posso anche finire sotto le 12 ore. Ma com’è possibile? Sarebbe bellissimo…
Sono, però, anche consapevole che se sbaglio ritmo può finire come a Firenze: se in maratona cominci a camminare per necessità, il tempo si moltiplica all’infinito.
Così mi impongo di rallentare. Almeno sino a quando non vedrò il cartello dei 35km… così sono io a decidere quando e quanto camminare.
La corsa diventa una meditazione: una serie infinita di pensieri vuoti per passare il tempo ad un passo sempre un po’ più lento di quello che i muscoli potrebbero reggere.
Il battito del cuore, per fortuna, rimane sempre basso.
Il secondo giro in città, tra migliaia di tifosi, diventa super difficile e la tentazione di camminare c’è sempre. Ma per fortuna i ristori sono vicini e per la mia testa camminare lì non solo è permesso ma obbligatorio.
Contino a fare calcoli e mi rendo conto che al 35mo sto correndo ancora, ma non vale la pena accelerare. Con un passo lento e rilassato taglierò il traguardo sotto le 12 ore, come non avrei mai sperato alla vigilia. Se invece accelero e poi cedo, posso anche perdere 5 minuti a km ed arrivare ben oltre le 12.
Ultimo km… ripenso a tutto quello che ho passato per arrivare sin qui… e mi dico che alla fine, sì, probabilmente la gara è stata la parte più facile.
Penso a chi non c’è più ed avrebbe voluto vedere questo momento, spedisco un bacio in cielo… traguardo in vista: lo speaker mi guarda e… “Giulio, you are an Ironman!!!!”….

E’ veramente finita… se solo quei due si togliessero dalla linea di traguardo riuscirei anche a immortalare questo momento in qualche foto… vabbè ci scriverò un po’ su…

Solo adesso scattano emozione e fame. Ma per la prima volta dopo una gara nessun dolore, nessun crampo, niente freddo…
Che strano: allora correre piano la maratona può dare grandi vantaggi…
Alla spicciolata arrivano anche gli altri…
Manuel ha avuto una disavventura peggiore della mia: ha rotto due raggi della ruota e completato la frazione senza freno posteriore e con assetto precario. Ha perso 33 minuti nell’inconveniente.
Pietro ha fatto una gran gara. Soprattutto considerato quanto è stato difficile allenarsi per lui. Purtroppo ha sofferto la corsa e all’arrivo è stato costretto a farsi rinfrescare in tenda medica. In gara ci siamo incrociati spesso, anche se non fisicamente.
Tutto è finito… e la gara ha lasciato tanto da ricordare…
Ora rimane solo quella promessa: è il primo e l’ultimo…
L’ultimo? E allora perché nel viaggio di ritorno tormento Fabrizio per farmi indicare quale altro Ironman valga la pena fare?
Mumble mumble…. riiiiing…. È Pietro…
“Tutto bene Pietro? Grandi, che impresa… ah, anche tu stai pensando al prossimo? E dove vorresti farlo? Bello…
E allora che famo, cliccamo? Vabbé, cliccamo….
Oddio!!!! C’avemo fatto?????”


Klagenfurt 2015

Klagenfurt 2015



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