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StoneBrixiaMan Extreme Triathlon edizione zero. Cuore e fatica, in una gara per veri stonemen.
di Stefano Vitozzi, 14/07/2016

Il 9 ho partecipato allo StoneBrixiaMan Extreme Triathlon, gara che si è svolta nei territori della Valle Camonica.
Una gara che ha visto alla partenza, alle 4 del mattino da una chiatta in mezzo al lago di Iseo, 80 atleti di vari paesi d'Europa.
Al via mi sono molto spaventato, anche perché era la prima volta che mi trovavo a nuotare di notte e in un lago. Le mie bracciate nn si coordinavano, ma passati i primi 400 mt ho preso il ritmo, dopo che mi ero tranquillizzato un pò, e sono andato avanti.
All'uscita dall'acqua dopo 1.35 mi sono accorto di nn essere stato l'unico ad essere rimasto impacciato con il buio e con molta fretta mi sono diretto verso la mia bici.
Tolta la muta e indossato il necessario per la frazione della bici, mi sono diretto fuori dalla zona cambio e ho cominciato a pedalare.  Ho cercato di mantenere una velocità moderata per non arrivare senza forze al punto più importante della frazione. Sapevo che potevo percorrere 75 km di falso piano prima di incontrare l'estremo. Infatti ecco il primo bivio che mi indica il passo dell'Aprica, pendenza nn eccessiva ma costante. Sapevo che subito dopo c'era il passo del Mortirolo, quindi mi sono idratato bene mentre salivo. Era presto ma il caldo cominciava a farsi sentire. Eccolo! Cartello che indica il passo del Mortirolo. Continuo a salire con il mio 34/25 pronto a buttare giù all'occorrenza gli altri 2. Evvai finisce e trovo il ristoro, riempio le borracce e via. Comincio ad essere stanco ma ancora ho della strada davanti da percorrere.  Finita la discesa prendo la strada che mi porta a Ponte di Legno per poi affrontare l'ultima sfida importante della bici, il passo del Gavia. Un passo sottovalutato rispetto al Mortirolo, ma vi assicuro che nn molla mai, mi ha costretto a fare sui pedali gran parte della salita. I paesaggi che si vedono da questi passi sono unici e indimenticabili.  Finalmente arrivo alla galleria che si incontra lungo il percorso,  400 mt buia e in salita. Superata so che mancano solo 2 km e il traguardo è raggiunto.  Infatti è così.  Arrivato su, giro di boa e giù fino alla zona cambio per affrontare l'ultima frazione, forse la più difficile. Quella che per soli 5 min di ritardo al cancello delle 21.00, per gli ultimi 9 km, nn mi ha permesso di finirla. Comunque, poso la bici metto le scarpe da trail e via. All'inizio le gambe mi chiedono che altro sforzo ancora avrebbero dovuto affrontare,  poi si sciolgono un pò, si fidano e cominciano a correre nel piano e a camminare in salita. I primi 21 km vanno, ma la secodna parte è la più difficile.  Si cammina fin dall'inizio,  calcolando la pendenza pronunciata, dandomi modo di correre solo piccoli tratti per volta. Sono le 18.40 e ho percorso molto poco e so che mi devo sbrigare se voglio arrivare al cancello in tempo. Muovo le gambe a fatica, salita e solo salita da trail puro. Alle 20.50 arrivo al ristoro finale posizionato 4 km prima del cancello. 3 km in 10 minuti?  Impossibile ma continuo a correre. La strada nn sembra così impervia e continuo a correre ma il tempo passa inesorabile.  Niente da fare, vedo il cancello, ma l'orologio mi segna già ritardo. Continuo comunque a correre sopraggiungendo al cancello con qualche manciata di minuti di ritardo, ma erano stati chiari,  a quel cancello sarebbero stati inderogabili. I 9 km che mi aspettavano dopo erano veramente difficili e di notte, qualsiasi cosa sarebbe successa, avrebbero dovuto chiamare il soccorso alpino per intervenire. Accetto sportivamente l'alt, anche se una piccola lacrima scende sul mio viso. Mi metto seduto e aspetto la navetta che mi porti giù a Ponte di Legno, così potevo andare in albergo a lavarmi. Durante il viaggio continuo a pensare dove potevo aver sbagliato, se mai avevo sbagliato, ma nn sono riuscito a darmi risposte,  anche perché ce l'avevo messa tutta e lo sapevo e nn avevo niente da rimproverarmi.
Giù a Ponte si viene a sapere che solo in 48 sono riusciti a passare il cancello e che 32 atleti tra ritirati durante il percorso e chi nn aveva raggiunto neanche il cancello in bici nn ce l'avevano fatta. Un po' mi rincuorava ma un po' d'amaro c'è l'ho ancora.  Porto con me un'esperienza unica, di una gara estremamente difficile e che mi ha permesso di portare nel mio cuore fatica, tristezza e la visione di paesaggi unici.




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