2° - L'attivazione del metabolismo. di Patrizia Cini, 16/05/2008
Se quanto ho scritto nel primo intervento ha suscitato la vostra curiosità proviamo adesso ad iniziare un percorso che ci porterà ad una maggiore conoscenza dei meccanismi che intervengono nell’utilizzo delle risorse assunte con l’alimentazione.
Quanto leggerete di seguito è il risultato di un corso che ho effettuato nei mesi scorsi e che mi ha portata a diventare consulente di un regime alimentare chiamato ‘dieta GIFT’ nel quale mi riconosco e che mi piace divulgare.
I testi sono quelli dei dr. Luca ed Attilio Speciani, elaborati dalla sottoscritta e leggermente personalizzati.
Quello che vi propongo non è una dieta che controlli le calorie assunte, ma piuttosto un'attenzione ragionata verso il consumo dei carboidrati e verso la qualità dell'alimentazione.
Il risultato di questo percorso sarà una maggiore coscienza dei processi legati all’alimentazione e un lento ma progressivo cambiamento fisico verso un peso adeguato alla vostra struttura.
Sono certa, inoltre, che tutto questo non mancherà di farsi sentire anche sotto l’aspetto sportivo e sono pronta a scommettere sul miglioramento delle prestazioni atletiche.
Per raggiungere il nostro obiettivo dobbiamo rispettare tre regole principali finalizzate a:
attivazione metabolica
calma insulinica
controllo della qualità dei nutrienti
Cominciamo quindi col prendere in considerazione la prima regola e cerchiamo di capirne le motivazioni; nell’incontro successivo vedremo quali sono i mezzi per raggiungere l’obiettivo.
L'attivazione del metabolismo
Il metabolismo è l'insieme delle reazioni biochimiche con cui funziona il nostro corpo; sintetizzato è il consumo calorico che ognuno di noi spende per le attività di ogni giorno.
Ogni metabolismo è diverso ed i calcoli dello stesso sono abbastanza complicati dovendo tener conto sia dei consumi per le attività basali dell’organismo (digestione, respiro, attività cardiaca ecc) sia della ‘spesa energetica’ dovuta allo stile di vita di ognuno oltre che al lavoro svolto ed alle ore di sonno.
Perché ci sono persone che mangiano di tutto e sono magri come acciughe ed altre che introducono meno alimenti ma sono sovrappeso o addirittura obese?
Se escludiamo gli individui che soffrono di particolari disturbi e malattie la risposta è sicuramente legata al livello di attivazione metabolica; quello che è certo, in tutti i casi, è che il metabolismo delle persone che hanno fatto molte diete ipocaloriche è decisamente più basso di quello degli individui che non si sono mai sottoposti a regimi alimentari restrittivi e che tale fenomeno è direttamente proporzionale al numero delle diete effettuate.
Coloro che hanno un metabolismo attivo godono di un organismo che lavora a pieno regime: nel consumo delle calorie, nell'eliminazione delle tossine, nella riparazione dei tessuti danneggiati, nella rapidità e brillantezza mentale e nella capacità di esprimersi dal punto di vista fisico.
Un metabolismo pigro, al contrario, significa consumi calorici rallentati, indolenza fisica e mentale, accumulo di tossine, lentezza nel recupero e - in definitiva - facilità di ingrassamento e inerzia nel dimagrimento.
Di regola, non appena l'introduzione di cibo diminuisce, l'organismo risponde rallentando i consumi, un fatto che molte diete trascurano. Nella storia della nostra evoluzione, abbiamo sempre avuto più paura della fame che della sovrabbondanza, e il nostro corpo “ragiona” in termini evolutivi.
E’ importante rendersi conto che il nostro organismo è biologicamente praticamente identico a quello dei nostri progenitori dell’era paleolitica; sono cambiati l’ambiente di vita e le abitudini alimentari ma il nostro organismo è rimasto invariato e tende a ‘tenere da conto’ ogni caloria assunta non appena registra una carenza di cibo.
Questo “ragionamento” ha mille volte salvato la vita degli uomini primitivi e nelle ere passate, ma oggi può accorciarcela in modo drammatico perché le restrizioni alimentari rischiano di far rallentare pericolosamente il ritmo metabolico complessivo.
Grazie al principio evolutivo di “prudenza” adottato dall'organismo, poi, quando l'assunzione calorica torna nella norma occorrerà del tempo prima che torni al suo consumo ottimale.
Nel frattempo il corpo riacquisterà - grammo dopo grammo - ogni molecola di peso faticosamente perduta (spesso addirittura con un ‘rincalzino’ di qualche kiletto), con il rischio aggiuntivo del continuo oscillare del peso, oggi correlato con il rischio cardiovascolare ancora più della semplice obesità.
Se quindi è vero che il dimagrimento avviene solo quando la quantità di calorie assunta è inferiore a quella consumata, lo stesso risultato si otterrà più facilmente assecondando le naturali tendenze del corpo piuttosto che contrastandole.
| 
Patrizia Cini 
|