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Un'esperienza unica
di Maurizio Zacchi, 26/11/2012

Sarebbe da interrogarci a fondo sul significato recondito della Maratona, su che cosa rappresenta veramente nell’immaginario collettivo, sulla ragione per cui sia in grado di scatenare così in tante emozioni in persone di tutte le età, di tutte le condizioni, di tutto il mondo.

Sabato pomeriggio, al Marathon Village, guardavo negli occhi le migliaia di persone che partecipavano a quel grande rito rappresentato dal ritiro dei pettorali. Gli occhi esprimevano felicità, come quella dei bambini che si apprestano a partecipare ad una grande festa, ma erano incorniciati spesso in un volto tirato, quello che esprime la tensione di una grande sfida.

I nostri non erano da meno, i volti di Giorgio Bizzarri e di Andrea Covino, entrambi esordienti, non potevano mentire, così come quello di Raffaele Buonfiglio, nonostante la folta barba che un po’ riusciva nasconde i lineamenti tirati. Ma la tensione non è una prerogativa degli esordienti, perché la Maratona è una sfida che si rinnova ogni volta e nessuno può sentirsi così sicuro da poterla affrontare nella massima tranquillità. Anche perché ognuno ha il proprio personale obiettivo ed è con quello si confronta, rispetto al quale misurerà il suo grado di soddisfazione alla fine di quei fatidici 42 km.

Eppure correre una Maratona è un’esperienza di massima soddisfazione, indipendentemente dal risultato finale. Essere parte di questo fiume di persone accomunate da un’unica grande passione e che vivono un’esperienza umana di grande intensità emotiva è già di per se un grande successo.

Aver preparato quella Maratona, a costo di grandi sacrifici, aver sfidato le proprie paure e aver superato l’arco della partenza per gettarsi in quel grande fiume, sono grandi successi di cui andare orgogliosi.

Però è giusto concentrarci sull’esperienza emotiva degli esordienti, di quelli che questa corsa l’hanno vissuta con il peso dell’incognita. Su 60 ne dimenticherò certamente qualcuno, ma riesco a ricordare bene i volti di: Giorgio Bizzarri, Raffaele Buonfiglio, Andrea Covino, Daniele Iozzino, Antonello Liberatore, Gigi Martinelli, Bruna Mazzoni, Ioan Mosneagu, Massimo Scialla, Fiorella Esther Villa, tutti al traguardo con ottime prestazioni individuali, in qualche caso ottenute a dispetto di alcuni noiosi problemi fisici. Particolare anche la storia di Cristiana Maria Mele, che aveva programmato il suo esordio alla Maratona di New York e che invece ha dovuto ripiegare su Firenze a causa dei noti problemi causati dal ciclone Sandy. Anche lei è arrivata felicemente all’arrivo e ora è una Maratoneta DOC. Agli altri esordienti, che non ho citato, chiedo invece di segnalarmi la loro esperienza usando l’area commenti.

Vorrei parlare anche dei nostri marciatori, Giovanni Cossu e Romano Dessì. Purtroppo per loro l’esperienza di Firenze non è stata delle migliori a causa di un ritardo sul tempo limite al passaggio della Mezza. Per questa ragione i due orange non risultano nella classifica finale, nonostante abbiano tagliato il traguardo. E’ un vero peccato che tende a suggellare il fatto che la Maratona di Firenze, una delle gare dal mio punto di vista meglio organizzate con un servizio di assistenza fantastico, non è molto compatibile con le esigenze dei marciatori. Un vero peccato. I tempi limite troppo stretti e l’esigenza di riaprire al traffico una parte del percorso genera il rischio di non essere qualificati. In ogni caso Giovanni e Romano hanno completato la loro Maratona e per noi il fatto che il loro tempo non risulti nella classifica TDS rappresenta un dettaglio irrilevante (anche se capisco che a loro bruci molto). Per noi i marciatori non saranno mai gli ultimi, ma i primi della loro specialità.

Poi ci sembra giusto parlare dei “marziani”, come Mario Sassi (sceso sotto le 3 ore) e come Sergio Colantoni. Ci sembra giusto anche sottolineare le prove di Giorgio Bizzarri e di Domenico Liberatore, esordienti con il botto. Citazione d'obbligo anche per la prima donna, la mitica Cristina Marilena Imbucatura, arrivata insieme a Graziano Meneguzzo: dal trail alla Maratona con grande disinvoltura.

Mi viene anche spontaneo citare la prova di Francesco Valerio, che ormai corre una Maratona a settimana.

Prima di avvisarmi alla chiusura vorrei chiosare sulla particolarità meteorologica. Questa Maratona, che arriva a fine novembre, viene ricordata per essere una gara fredda e spesso piovosa. Dopo i disastri di Venezia e di Fiumicino, un po’ tutti i partecipanti erano preparati al peggio, anche perché a inizio settimana le previsioni non erano delle migliori. Quello che nessuno si aspettava era di arrivare a soffrire il caldo che negli ultimi chilometri, specialmente per chi è arrivato dopo le 4 ore, si è fatto particolarmente insistente.

Inoltre vorrei dedicare un pensiero ai “fiorentini” che hanno fatto da cornice a questo evento e anche ai tanti volontari che hanno garantito i numerosi servizi di assistenza. Li ho trovati fantastici, sempre pronti a sostenere ogni corridore specialmente quelli in maggiore difficoltà. Questa del resto la ricorderò come la Maratona dei crampi: non avevo mai visto tanta gente sdraiata a terra in preda a questo problema. Sarà stato proprio questo caldo inaspettato ad ingigantire il fenomeno? O forse nelle precedenti Maratone ero io a non essere così lucido da accorgermi dello stesso problema?

Per chiudere vorrei ricordare lo slogan che ho letto sulla maglia di un Maratoneta che mi è stato davanti per gran parte del percorso. Diceva: “CORRERE SEMPRE, CAMMINARE SE NECESSARIO, STRISCIARE SE INDISPENSABILE”…

Per la mia personale esperienza da Maratoneta voglio ringraziare Valter Oliva, con il quale ho condiviso quasi tutto il percorso. Un ottimo Pacer, bravo nel frenare il mio atteggiamento non sempre giudizioso e soprattutto molto simpatico, in grado di trovare sempre la frase giusta per caricarmi nei momenti più difficili.


Gara: Maratona di Firenze (25/11/2012)

SCHEDA GARA


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